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Full text of "Memorie della comunità e parrocchia di Garbagnate nel circondario di Milano"

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DELLA COMUNITÀ E PARROCCHIA 



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GAEBAGNATE 



NEL CIRCONDARIO DI MILANO 



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TORINO 

TIPOGRAFIA SALESIANA 



1892 



Si quidem bene, et ut historiae competit, hoc et ipse velini, 
sin miteni minns digne, concedendum est mihi. 

II MACCHAB. XV, 39. 



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li miei cari f arrocchiani , 

I] desiderio assai commendevole Glie molti 
di voi nutrono di sapere le vicende dei loro 
antenati e le notizie riguardanti questo paese, 
mi spinse a lare questa breve raccolta, che è 
il risultato di lunghe e pazienti ricerche latte 
nei pubblici archivi e negli scrittori di cose 
patrie. 

Quantunque questo paese a primo aspetto 
pare non possa presentare notizie di rilevante 
interesse, perchè sempre privo di ogni impor- 
tanza politica, tuttavia chi si mette ad inve- 
stigare negli antichi Documenti ritrova anche 
di questo Comune una infinità di svariate me- 
morie storiche, civili; religiose e statistiche, 
con mille altre particolarità, che senza dubbio 



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— — 

debbono interessare quanti portano affetto al 
luogo natio. 

Credo quindi far cosa gradita a tutti voi, 
dilettissimi miei Parrocchiani , presentarvi 
questo volumetto di patrii ricordi, i quali con- 
fido non torneranno discari ne inutili altresì 
ai posteri nostri. 

Sao. MRL4J DIANOLA 

Parroco. 



Garbagnate Milanese, Dicembre 1891. 




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MEMORIE 

DELLA COMUNITÀ E PARROCCHIA 

DI 

GARBAGNATE MILANESE 



I. 

Posizione e cenni geologici di questo paese. 

Garbugliate Milanese è posto nel fertile e 
salubre altipiano subalpino, all'altezza di inetri 
180 sul livello del mare , a settentrione della 
Capitale lombarda, da eui dista per ferrovia 
15 chilometri. 

Il maestoso panorama delle Prealpi orobie 
ed elvetiche che a nord ergono le brulle lor 
vette al cielo, il Monte Rosa coperto da nevi per- 
petue che ad occidente s'innalza a 4620 metri, 
rendono allegra ed amena la sua posizione. 

Il suolo di questo territorio appartiene a 
quel genere di terreno detto dai geologi ter- 



— 8 — 

reno di alluvione o di trasporto , formato di 
materiali provenienti dallo sfasciamento delle 
Alpi, e qui trasportati dagli antichi ghiacciai, 
indi dalla violenza delle onde marine e dalle 
acque disteso e livellato sul fondo del mare, 
dando così la configurazione attuale della su- 
perficie di questa pianura. 

Questi fenomeni, nota lo Stoppani, sono al- 
trettanti effetti e testimoni di uno dei più gran- 
diosi ed universali avvenimenti, di cui la Prov- 
videnza si è servita per dare, diremo così, l'ultima 
mano alla fabbrica dei continenti, sopra tutto 
allo scopo a cui erano destinati: quello cioè d'es- 
sere la sede dell'umanità. Non so se sia troppo 
ardito l'affermare che la metà del mondo fu resa 
abitabile, cioè coltivabile, dall'epoca glaciale (1). 
Una costituzione geologica speciale presenta 
quella porzione di territorio detta Gratina. 

Per chi noi sapesse, si dà il nome di Grou- 
nd (2) a quell' altipiano compreso fra la Valle 
della Lura e quella del Seveso, lungo chilom. 14 
e largo 4, che al sud-est si insinua in questo 
territorio. Essa , secondo lo Stoppani , non è 
altro che un bassofondo glaciale-marino che 

precedeva le morene a basi sottomarine, dove 

« 

(1) STOPrANi. Cenni geologici sulla Vahassina. 

(2) Durante il Governo Spagnuolo la G roana, in antico 
Gruvana con un miglio intorno, era luogo di caccia riservata, . 
e si colpivano con gravissime multe chi si azzardava a cacciare. 



— 9 — 

abbondano con prevalenza ciottoli porfirici , i 
quali, sfasciandosi e decomponendosi sotto Fa- 
zione delle celesti intemperie, formano col de- 
trito sassoso e sabbioso un impasto argillo-fer- 
ruginoso chiamato ferretto, talmente duro, clie 
per romperlo e scavarlo conviene usare picconi 
e cunei di ferro (1). Queste antiche roccie 
in decomposizione, come le chiama an natura- 
lista, servono alla fabbricazione delle tegole e 
dei mattoni. 

Dove 1' argilla è coperta di uno strato di 
terra vegetale, si hanno coltivi abbastanza fer- 
tili,ma ove il terreno è tutto argilloso, è affatto 
sterile e non vi germogliano che poche piante 
Sferica vuìgaris detta dai francesi brayère co in- 
ni ime , da cui venne il nome di brughiere. 

Le larghe ondulazioni di terreno e gli av- 
vallamenti profondi, che a levante del paese 
interrompono V uniforme pianura , sono stati 
prodotti , scrive Breislak , (2) dal moto più. o 
meno irregolare delle onde del mare, che in 
epoca remotissima vi soggiornava, non che dalla 
secolare corrosione delle acque del barione o 
airone, e da altre correnti che, secondo alcuni 
scrittori , erano in antico più abbondanti che 
non siano al presente. 

(1) Stoppasi A. Era cenozoica. 

(2) Breislak Scipione. Descrizione geologica della Pro- 
vincia di Milano. 



— 10 



II. 

Origine ed Etimologia di Garbagnate • Feudatari e Sindaci. 



La storia non determina mai il primo mo- 
mento in cui un paese cessò d'essere deserto 
e cominciò ad esistervi il primo popolo (1). 
Quindi anche l'epoca in cui cominciò ad esi- 
stere questo villaggio ò avvolta nelle tenebre 
dei secoli. 

Non sarebbesi però lontano dal vero l'at- 
tribuire la sua origine all'epoca delle grandi 
trasmigrazioni celtiche, quando, alcuni secoli 
avanti Cristo, abbandonarono le loro antiche 
dimore, e presero stanza con donne, ragazzi 
ed armenti nelle aperte campagne dell' Insu- 
bria o Lombardia. — La conquista Celtica, 
nota Jacini, ha lasciato profondissime traccio 
nel nostro paese ; è certo che molte denomi- 
nazioni celtiche restarono fino al giorno d'oggi 
alle nostre terre, accento e fisonomia di tipo 
celtico alle nostre popolazioni e specialmente 
a quelle delle campagne (2). 

Il Cattaneo osserva che le vestigia celtiche 
si trovano specialmente nel dialetto. Il nostro 

(1) Atto Vannucci. Storia dell' 1 Italia antica. 

(2) Jacini Stefano. La proprietà fondiaria, ecc. 



— 11 — 

dialetto, dal quale si palesa tanta parte della 
nostra indole, più sincera che insinuante, nei 
cordiali e schietti suoni porta impresse le ve- 
stigia della nostra storia; le origini Celtiche 
si manifestano indelebilmente nei suoni (1). 

A confermare l'origine celtica di questo Co- 
mune, come lo è di non poche terre lombarde, 
viene primieramente 1' etimologia di Garba- 
gnate, che vuoisi derivare da garden (mani- 
polo di spighe) e ate (luogo o contrada) che 
nella lingua dei Celti significa paese di grano. 
Anche Gr. Elechia nella sua opera di alcune 
forme dei nomi, dice che i nomi con finale in 
ate sono d'origine celtica. 

L'altro argomento è la Necropoli dissepolta 
nel 1885, in cui fra i diversi cimelii, romani 
d'origine, il paletnologo Castelfranco ne trovò 
di gallo-celtici. Egli nota che se cronologica- 
mente quelle tombe sono del tempo in cui 
Roma cominciava ad invadere paesi da essa 
indipendenti, etnograficamente sono gallo-celti- 
che, poiché sarebbe strano il pensare che al- 
l'arrivo dei Romani nella Gallia Cisalpina, 
avessero d'un tratto fatto scomparire i popoli 
preesistenti, e questi, rinnegata ogni più sacra 
tradizione, avessero subito abbandonali i pro- 
prii riti funebri (2). 

(1) Cattaneo Carlo. Notizie civili della Lombardia. 

(2) Castelfranco. P. Liguri, Galli, etc. Parma 1886. 



— 12 — 

Garbagnate nel 1107 era feudo della nobile 
famiglia da Badagio o da Baggio, la quale ne 
investiva poi, scrive il Giulini, Landolfo del 
fu Arderico, Chierico ordinario della Metropo- 
litana e Prevosto di S. Ambrogio di Milano. 
Nel 1675 v' erano feudatari i da Bado o Po, 
creati poi Conti nel 1681. 

Da documenti riferiti dal citato storico ri- 
levasi che nel 1230 l'Abbate del Monastero di 
S. Ambrogio di Milano nominava a Podestà 
del Comune Canavisio degli Ermenulfi, citta- 
dino milanese, il quale prestava pure giura- 
mento per reggere come Podestà nelle sue 
terre di Asiano e Moirano. 

Durante la breve dominazione della Repub- 
blica Cisalpina, a Garbagnate (annesso al Can- 
tone di Elio) furono aggregati i Comuni di 
Cesate, Arese e Castellazzo e in quelP epoca 
v'era Sindaco Uboldi Luigi. 

Dopo la costituzione del nuovo Regno d'I- 
talia, il primo Sindaco fu l'Ingegnere Giu- 
seppe Uboldi, cui successe nel 1885 Enrico Bor- 
landelli da Bienate, Agente della Casa Poggi. 

NOTE. 

Nei documenti inseriti nelle Memorie Storiche del C. 
Giulini si legge: « Mi si presenta in una carta dei Ca- 
nonici di S. Ambrogio Canavisio degli Ermenulfi, Cit- 
tadino milanese, il quale dà ad essi il giuramento per 



— 13 — 

reggere coinè Podestà le loro terre di Asiano, Moirano 
e Garbagnate Marcio. » (Colla data 1230). 



jSTel 1059 Orrigoni Paleario, Console di Milano, in 
concorso di Mazzone, Montenario da Concorezzo e Fa- 
roldo Giovanni, si recò qui per decidere su d ? una causa 
insorta fra un padre e due figli emancipati, pei fondi 
che loro avea assegnato nel luogo di Garbagnate mar- 
ci do (1). 



III. 

Un infausto soprannome. 

Da documenti riferiti dagli scrittori di cose 
patrie rilevasi che Garbagnate nei secoli pas- 
sati portava l'infausto soprannome di marcio o 
marcido (Oarhaniate marcidum). Alcuni au- 
tori vorrebbero derivarlo dai prati marcitomi 
che, secondo essi , sarebbero esistiti in questo 
territorio , ma quest' asserzione non è appog- 
giata da alcun documento. Sembra pertanto 
che questo soprannome sia stato imposto per 
dinotare le tristi condizioni sanitarie in cui 
anticamente si trovava il paese. Le acque plu- 
viali che impaludavano nei terreni argillosi 
coltivati solo in parte , il torrente Guisa che 

(1) GtIUlini. Memorie Storiche di Milano, etc. 



— 14 — 

scorreva da nord a sud per le ineguali ed in sel- 
ciate contrade (1) , non potevano a meno di 
procurare al paese la malaria. 

Tolte queste cause di infezione, il sopran- 
nome di marcido è caduto in assoluta dimenti- 
canza, e Paria vi spira saluberrima. 

Dai registri della Parrocchia consta infatti 
che il tifo petecchiale del 1817, il cholera-mor- 
bus del 1836 e 1866 , il vaiuolo del 1878 non 
vi fecero che pochissime vittime , mentre nei 
paesi del Circondario vi menarono strage. 

Queste prospere condizioni sanitarie subi- 
rono in questi anni qualche eccezióne per l'in- 
quinazione delle acque potabili prodotta , a 
giudizio dei medici, dal Canale Yilloresi. 



IV. 

Strade comunali e loro misura - Ferrovia 
Canale Yilìoresi. 

Le strade comunali in antico erano strette, 
avvallate e tortuose, e ancora se ne scorgono 
le traccie nei sentieri che conducono alle Ca- 
scine ; laonde il trasporto del grano e delle merci 

(1) Fu deviato dal paese nel 1815 colla spesa di lire 2000. 
(Ardi. Comunale). 



— 15 i~ 

si facea in quei tempi o con bestie da soma, 
come si costuma nei paesi alpestri, o con pic- 
coli carri trascinati da buoi (1). 

Sul finire del secolo passato si diede opera 
a sistemarle , e nel 1812 si spesero lire 7200 
per un riattamento generale, reclamato anche 
dai paesi posti al nord del Comune , perchè 
sia le strade che le vie interne dell'abitato e- 
rano tutte ineguali e avvallate, sicché riusciva 
difficile il transitarvi. 

Le strade comunali , secondo il prospetto 
eseguito per la legge 30 agosto 1868 misurano 
chilometri 8.197,35 , e sono divise negli otto 
tronchi seguenti : 

1. Dal centro del Comune alla pro- 

vinciale Milano-Varese . chil. 1.007,50 

2. Dal centro del Comune al con- 

fine di Senago » 1.391,50 

3. Dal centro del Comune al con- 

fine di Cesate ....... 1.040,20 

4. Dal centro del Comune verso 

Milano » 1.537. — 

5. Dalla provinciale al confine di 

Lainate » 1.390,50 

6. Dalla provinciale al confine di 

Yalera metri 719,65 

(1) Lo storico Cesare Cantù scrive che, verso la metà del 
secolo passato, a Saronno, lavoravano 176 muli e 154 asini, che 
a numerose carovane andavano a Milano. 



— 16 — 

7. Dalla provinciale verso Valeva metri 532. — 

8. Dalla provinciale ad Imbiano o 

Barriana . . » 579. — 

La manutenzione stradale , che ogni nove 
anni viene data in appalto, costa annualmente 
al Comune circa lire 2000, comprese le spese 
accessorie e tecniche. 

L'accesso però a Siolo e S. Maria Rossa , 
che sono le cascine più popolate, quando non 
si vuole triplicare quasi la strada col servirsi 
della provinciale, si ha ancora per sentieri av- 
vallati e tortuosi, i quali per altro nei giorni 
piovosi e durante i disgoli diventano imprati- 
cabili, e allora quegli abitanti son costretti a 
farsi strada fra i campi con non poco perdi- 
tempo e non minor danno dei seminati. 

La strada provinciale Milano-Varese , che 
attraversa questo territorio, fu aperta nel prin- 
cipio di questo secolo, e lambe in varii punti 
l'antica via regia che era assai tortuosa e stretta. 
Su questa via nel 1877 si costrusse da una So- 
cietà Belga una tramvia Milano-Saronno, prima 
servita da cavalli, poi da macchine a vapore. 

Questo territorio è inoltre attraversato dalla 
Eerrovia Nord-Milano, aperta nel marzo del- 
l'anno 1879. Il Comune per avere il comodo 
d'una stazione donava alla Società costruttrice 
lire dodicimila, e lire quattrocento per avere il 
telegrafo anche per uso privato. 



— 17 — 

Nel 1887 dalla Società italiana per condotte 
cVacqua si aperse il Canale Villoresi, derivato 
dal Ticino all' altezza di Somma Lombardo. 
Esso però non funziona che come canale estivo, 
per il frequente difetto nella portata jemalc 
del Ticino, vincolato alFalimentazione del Na- 
viglio Grande e d'altri canali. 

NOTE. 

Il Marchese Gio. Andrea Caravaggio nel recarsi da 
Milano a Cesate, di sua proprietà, soleva attraversare 
le contrade di questo paese a suon di trombe. Ma avendo 
i Visconti, signori di Garbagnate vietato tale suono, 
il Marchese, per evitare ogni conflitto, fece costrurre 
nel 1600 all'est del Comune una strada detta poi Ca- 
ravaggio, j che al presente è quasi soppressa. 



Verso la metà di questo secolo la strada Varesina 
fra S. Maria Eossa e il Campo magro era assai frequen- 
tata da malviventi, per cui riesciya pericoloso assai il 
transitarvi sia nelle ore notturne che in pieno meriggio. 

Nel 12 luglio 184G verso le ore 7 ant. quattro mal- 
fattori assalirono e spogliarono tutti i passeggeri che si 
trovavano nella Diligenza postale di Saronno. Le inda- 
gini prontamente attivate dalla Gendarmeria per la loro 
scoperta non ebbero alcun successo. Si ritenne però che 
fossero estranei a questo distretto , non avendosi so- 
spetto su alcuno di questi terrieri. 

La Direzione generale della Polizia di Milano sta- 
bilì di mettere subito un posto di Gendarmeria a S. Ma- 
ria Eossa, che venne poi levato nel 1849 per mancanza 
d'uomini all'Ala di Gendarmeria di Milano. Però si di- 

Gianola. — Memorie di Garbagnate. 2 



— 18 — 

spose che una colonna mobile avesse a perlustrare questa 
via per l'arresto dei malfattori (1). 

La località detta i JBaloss situata lungo l'antica via 
Varesina, come l'altra denominata Valle dei ladri a le- 
vante del paese ci attestano che anche anticamente i 
malviventi non mancavano in questa pianura. 



V. 

Scuole Elementari Comunali. 

Scuola maschile. Dai documenti esistenti in 
questo archivio comunale risulta che il primo 
maestro elementare fu il vice-parroco Pietro 
Chiappini, il quale, previo regolare esame, fu 
nominato con ordinanza 13 gennaio 1817 dal- 
l' I. E. Delegazione Provinciale di Milano. 
Stante però la mancanza di adatto locale e 
del relativo mobiglio , 1' apertura della scuola 
si dovè prorogare per diversi mesi. Da una 
statistica comunale rilevasi che in quest'epoca 
i fanciulli dichiarati capaci di istruzione erano 
85, però la scuola nella stagione invernale era 
frequentata da 60 scolari, e durante la stagione 
estiva , causa i lavori campestri , soltanto da 
24. In seguito vi furono maestri Cristoforo 
Gambarotta vice-parroco e Giuseppe Maggioni, 
i quali avevano lo stipendio di lire 300. Nel 

(1) Ardii vio Comunale. 



— 19 — 

1828 fu nominato maestro Luigi Borroni di 
Garbagnate , il quale la tenne lodevolmente 
sino alla sua morte avvenuta nell' anno 1864, 
Gli successe Angelo Barbaro di Portogruaro, 
e dopo due anni, avendo dato le sue dimissioni 
per la tenuità dello stipendio, il Consiglio Co- 
munale nel 1867 nominava 1' attuale maestro 
Giuseppe Castelli di Garbagnate. 

Scuola femminile. Dietro ripetuti richiami 
dell'Autorità scolastica, questa Deputazione Co- 
munale nel Convocato del 15 settembre 1835 de- 
liberava finalmente di aprire una scuola anche 

per le fanciulle. Dopo replicati avvisi di con- 

* 

corso per avere una maestra, non si potevan 
trovare aspiranti, attesa specialmente la tenuità 
dell'onorario che era fissato in lire 150. 

Nell'anno 1837, aumentatosi lo stipendio a 
lire 200 , vi concorse Cantii Angela, maritata 
Brambilla di Senago. Il Parroco Oprandi, Di- 
rettore delle Scuole locali, ottenne che prima 
di incominciare la scuola avesse a domiciliarsi 
in paese, anziché portarsi quotidianamente da 
Senago a Garbagnate , poiché quella lunga e 
solitaria strada fra le brughiere era malsicura 
pei diversi turpi assalimenti fatti ad incaute 
donne che vi transitavano. 

Nel 1871 per la sua grave età fu congedata 
colla pensione di lire 200 corrisposta in parte 
dal Comune e in parte dalla Provincia. 



— 20 — 

Nel medesimo anno fa eletta Adele Volon- 
teri, maritata Castelli. 

Scuola mista. Pel continuo aumento della 
scolaresca, rendendosi troppo difficile ed incom- 
pleta T istruzione impartita nelle due scuole , 
il Consiglio Comunale deliberava di aprire una 
scuola mista pei fanciulli e fanciulle dai 5 ai 
7 anni di età, dove si dessero i primi rudimenti 
per avviarli alle sezioni superiori. Trovandosi 
il Comune nell'impossibilità di porre in bilancio 
nuove spese , con manifesto 19 nov. 1867 il 
Sindaco Giuseppe Uboldi fece appello alla po- 
polazione , perchè con offerte concorresse alle 
prime spese d'impianto. Il manifesto sindacale 
diceva che col poco dato da molti si può far 
molto, e la popolazione rispose generosamente 
all'appello. 

La scuola venne poco dopo aperta, ed ora 
è diretta dalla maestra Vaghi Angelica di 
Angelo di (xarbagnate, nominata dal Consiglio 
Comunale nel 1878. 

La spesa totale che il Comune sostiene per 
l'istruzione elementare è di lire 2200. 

NOTA. 

Ai nominati maestri nativi di Garbagnate, si devono 
aggiungere: 1° Suor Vaghi Paola della Croce, maestra 
a Fossano ; 2° Suor Paolina Banfi di Carlo, maestra a 
j^agnorea ; 3° Suor Monti Fiorenza, Canossiana, maestra 
a Venezia, e 4° Doues Giovanni maestro a Guanzate. 



— 21 — 



VI. 

Alcuni illustri Oarbagnatesi. 

Nella guerra che i Visconti Signori di Mi- 
lano dichiaravano ai Torriani fortificati in 
Castelseprio , vediamo comparire Gaspare da 
Garbar/nate, che in compagnia di Bonifacio 
della Pusterla, Abbate di S. Celso, il 9 ottobre 
1285 parte alla testa del popolo portando un 
nuovo stendardo coll'immagine di S. Ambrogio 
e collo stemma di Milano. Secondo il Giulini, 
avea per stipendio 20 soldi terzoli al giorno, 
pari a circa lire 8,00 

Nel 1286 Gaspare fu spedito a Lomazzo 
per procurare la pace fra Como e Milano. 

Con altri giureconsulti percorse nel 1294 i 
paesi di Lombardia, per ricevere il giuramento 
di fedeltà a Matteo Visconti, eletto Vicario 
imperiale da Adolfo di Nassau, re dei Romani. 

Nel 1300 fu nominato capitano di giustizia 
a Pavia, secondo altri storici, a Novara (1). 

I suoi figli Ottorino, Pranceschino e Suor 
Pietra Umiliata compaiono assieme a Pietra, 
moglie di Mirano pure da Garbagnate, come 
testimoni nel famoso processo fatto dagli In- 
quisitori all' eretica Guglielmina, che si spac- 

(1) Giulini. Opera citata, e Como Berx. Storia di Milano. 



— 22 — 

ciava essere lo Spirito Santo incarnato in forma 
di donna, vero Dio e vero uomo , nel sesso 
femminile venuta al mondo per salvare Giudei, 
Saraceni e falsi Cristiani (1). 

Gli storici ci ricordano un altro distinto 
guerriero Francesco da Oarbagnate. Nel 1300 
lo vediamo comparire nel citato processo, per- 
chè aveva messo in musica laudi , inni, can- 
zoni e litanie composte da Maifreda ad onore 
di Guglielmina, di cui era Yicaria. 

Nel 1311 fu spedito ad Enrico VII, re dei 
Romani, per ottenere il rimpatrio di Matteo 
Visconti, esiliato da Milano per avere tramato 
contro gli Alleni anni. Nel 1315, dopo un fiero 
combattimento, s'impadronisce di Pavia. Nel 
1322, come capitano delle milizie milanesi, 
prende d'assalto Monza. Avendo abbandonato 
il partito dei Visconti, scomunicati dal Papa, 
in un combattimento presso Trezzo, fatto pri- 
gione, fu trafitto di spada da Marco Visconti, 
e sepolto nella Chiesa di S. Giovanni a Monza 
nel 1323. 

Da Garbagnate nei secoli xin e xiv u- 
scirono pure i seguenti : Jacopo, Console di 

(1) Caffi Michele. DelV Abbazia di Chiaravalle. Da que- 
st'opera rilevasi che Guglielmina l'eretica morì nel 1281 e fu 
venerata come Santa. Nel 1300 dichiarata eretica, venne dis- 
seppellita, e le sue spoglie abbruciate ; anche la sua vicaria 
Maifreda fu arsa viva. 



— 23 — 

Milano; Aliprando, uomo d'arnie al servizio di 
Ottone Visconti; Lorenzo, avvocato dei Lirnon- 
tini; Jacobino, addetto alla Corte Ducale di 
Milano; Luchino Notaio ed altri. 



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VII. 

Cenni demografici. 

Per dare esatte notizie sulla popolazione , 
dobbiamo limitarci agli ultimi secoli, ne' quali 
vi fu aumento e diminuzione negli abitanti , 
secondo le prospere ed avverse condizioni in 
cui ebbe a trovarsi il paese. 

Le guerre, le pestilenze , le angherie degli 
Spagnuoli qui dominanti avean talmente ri- 
dotti alla disperazione gli abitanti del contado 
milanese, che molti di essi dovettero emigrare. 
Anche Garbagnate dovè trovarsi in queste lut- 
tuose circostanze, per cui la sua popolazione 
che nel 1570 contava 900 abitanti, alcuni anni 
dopo la vediamo ridotta a soli 550. 

Verso la metà di questo secolo il Comune 
ebbe un sentito aumento d'abitanti per la im- 
migrazione di diverse famiglie, specie contadi- 
nesche, provenienti dal Comasco, dalla Brianza 
e dal contado milanese, come rilevasi dal pro- 
spetto esposto nella I. Appendice. 



/ 



» 


1615 


» 


» 


» 


1727 


» 


» 


» 


1747 


» 


» 


» 


1791 


» 


» 


» 


1847 


» 


» 


» 


1855 


» 


» 


» 


1857 


» 


» 


» 


1871 


» 


>; 


» 


1891 


» 


» 



— 24 — 

I seguenti dati tolti dai registri antichi di- 
mostrano il movimento della popolazione nel 
corso di 318 anni. 

Nel 1573 contava anime . . . 900 

550 
632 
800 
1056 
1492 
1800 
1826 
2170 
2526 

La popolazione è divisa in 309 famiglie , 
colla media di circa 8 individui per famiglia. 
Di queste 109 abitano nelle Cascine e nelle 
case sparse in questo modo: 

Siolo con famiglie 26 

S. Maria Rossa 

■ Oà Storta (costr. 1872) . . 

Imbiano (1) 

Irnbianello 

Casino Minotti (costr. 1871) 
Colombina (costr. 1864) . . 
Casino Broggi (costr. 1857) 

(1) Ora è chiamata ufficialmente Barrkina. Quando ne' se- 
coli passati ne erano proprietari i Barzi ? chiamavasi Cascina 
de' Bar zi o dei Barzani. Nei registri della Parrocchia si chia- 
ma sempre Imbiano. 



» 


20 


» 


7 


» 


32 


» 


6 


» 


3 


» 


1 


» 


1 



— 25 — 

[Fornace Weill-Weiss con famiglie 3 
Fornace Americana ... » 4 

Biscia » 4 

Cantoniera ferroviaria . . » 1 

Stazione (ferrovia U. M.) . » 1 

Alle misere e ristrette abitazioni contadi- 
nesche , che nel Medio-Evo eran costrutte di 
graticci e tavole di legno coperte di paglia, di 
cortecce di castano o di rovere, vennero sosti- 
tuite case ben costrutte ed arieggiate, fornite 
di spaziosi cortili, e dotate d'acqua potabile, 
che si estrae da 52 pozzi , che raggiungono 
lo strato sotterraneo alla profondità di circa 
12-15 metri. 

Benché in questo ventennio siansi fabbricati 
ben 180 nuovi locali, 1' agglomeramene delle 
famiglie fa desiderare , sia per viste sanitarie 
che morali, un aumento delle case d'abitazione. 
I proprietari che vi tengono case civili sono 
i seguenti: Cesare Chiodi, Giuseppe Uboldi 
(già Lucini), la famiglia Marazza (Maggi oni), 
Amalia Uboldi-Pisinger (Barzi), Irene Frova- 
Vigano (già casa beneficiaria Uboldi), Oav. 
Giuseppe Pelitti (Olivera), Talli Alessandro 
(Melone), Giov. Paolo Poggi (già dei Certo- 
sini) etc. 

La colonna di granito con croce in ferro 
dorato che s'innalza nel centro del paese vi fu 
eretta dalla Comunità nel 1761 colla spesa di 



— 26 — 

lire imperiali 754 (1), in sostituzione di altra 
eretta d'ordine di S. Carlo Borromeo, che nel 
Concilio Provinciale del 1573 richiamava in 
vigore il costume dei primi secoli della Chiesa. 
Essa fu solennemente benedetta il 15 Novem- 
bre 1761. 

La via della Torre ci richiama la memoria 
d' un castello o torre che nel Medio-Evo so- 
lcano avere tutti i paesi, sia per difendersi nelle 
incursioni dei Barbari, sia per tenere in sog- 
gezione le bande dei malviventi, che un tempo 
s'aggiravano assai numerose in queste contrade. 
L'industria vi è rappresentata da un Incan- 
natoio di seta mosso da una motrice a vapore ; 
dalla fornace di laterizi, costrutta nel 1782, della 
Casa Weill-Weiss, e da altra più grandiosa 
della Ditta Ero va Marazza e C. eretta nel 
1888 , con 32 forni a fuoco continuo, che può 
dare 16 milioni di mattoni all'anno. 

Il R. Uffizio Centrale di Meteorologia e 
Geodinamica di Boma apriva qui nel 1880 una 
Stazione meteorologica pel servizio dei tem- 
porali diretta dallo scrivente. 

Nel 1888 venne aperta una Collettoria po- 
stale di I a Classe , che nel 1891 fu sostituita 
da un Uffizio postale di IL Classe con unita 
Cassa di Risparmio. Da documenti dell'Archi- 
ti) Archivio civico di Milano. 



— 27 — 

vio Comunale rilevasi che anche in passato 
qui esisteva un Ufficio postale. 

L'istruzione elementare viene impartita da 
tre scuole collocate nel Palazzo Municipale, ove 
tengono loro abitazione il Segretario comunale, 
il Medico-Chirurgo condotto e il maestro (1). 

Gli abitanti in generale sono dediti all' a- 
gricoltura, lavorando terre altrui, o loro affit- 
tate, oppure proprie. Gli operai che attendono 
alle arti più necessarie alla vita, gli esercenti 
osterie, e i commercianti in genere che pagano 
la relativa tassa di esercizio, secondo il ruolo 
comunale del 1890, sono 42. 

Diverse giovani sono addette come infer- 
miere negli Ospedali di Milano ed alcune 
Suore in quelli del Piemonte. 

Nell'anno 1886 venne istituita una Società 
di mutuo soccorso contro la mortalità del be- 
stiame. Per questi contadini era una provvi- 
denza necessaria, perchè nei frequenti casi di 
infortunio, erano costretti a fare questue sem- 
pre umilianti e di poco profitto. Dopo quattro 
anni di esistenza si sciolse , perchè lo spirito 
di associazione non è ancora bene penetrato 
nei costumi del paese. 

(1) Questo palazzo in antico era di proprietà Castiglione, 
indi Modini, da cui fu comprato per lire 17,000. 



— 28 — 



NOTA. 

Nell'ospedale civile di Ohiaveniia per alcuni anni vi 
fu Direttrice Suor Lauretta Carugati di Giovanni, ove, 
da tutti compianta, moriva il 27 Dicembre del 1890. — 
Per conservarne la memoria, riferiamo l'elogio stampato 
nel giornale II Contadino Valtellinese di Ohiavenna. 

« Alle cinque di sera del 27 dicembre , spirava nel 
bacio del Signore , dopo lunga malattia con animo vi- 
rile e santo sopportata, una delle benemeritissime Suore 
del nostro Ospedale : Suor Lauretta. Aveva appena 36 
anni, 15 di religione, giovane d'età per vero, ma carica 
di meriti per il Paradiso. Ferma fin da principio della 
sua giovanile età sulla massima cristiana che Dio solo 
è grande , è tutto per coloro che lo servono , che una 
sol cosa è grande, è necessaria al mondo, la salute e- 
terna, sacrificò le comodità della sua famiglia, l'amore 
del genitore che in lei riposto avea in modo speciale 
il cuor suo , la benevolenza dei fratelli e parenti , per 
seguire la voce che la chiamava allo stato religioso , 
stato di vera privazione di tutto quanto sa di mondano. 
Degna figlia del grande Vincenzo, condivideva con 
le sorelle di sacrifìcio quanto vi ha di più alto e squi- 
sito nella vita cristiana, specialmente nell'operosità cri- 
stianamente benefica e senza ostentazione. Le case di 
sifilitiche, gli ergastoli, le prigioni, gli ospedali furono 
testimonii delle sue rare virtù, e testimonianza perenne 
le fa e farà Ohiavenna che ebbe il bene , pur troppo 
per poco tempo, è vero, di ammirare in Suor Lauretta 
l'angelo benefico e consolatore dei poveri ammalati. Alla 
maestosa persona aggiungeva affabilità di maniere con 
tutti, decoro di vera Suora. 



— 29 — 

Instancabile nella fatica, quantunque travagliata da 
triste malore clie la condusse alla tomba, volle però fa- 
ticare fino agli ultimi giorni , perchè diceva « non vo- 
lere mangiare il pane dei poveri a tradimento. » In- 
somma , fu Suora in tutto il rigore della parola, pia, 
forte, fedelissima alle sue sante regole. » 



Vili. 
La scoperta d'una Necropoli. 

Questa importante Necropoli fu trovata nel 
1885 dal Sig. Enrico Borlandelli, Sindaco di 
Grarbagnate, nel mentre assisteva ad alcune 
escavazioni nel campo detto Baloss , situato 
presso l'antica strada maestra che da Milano 
metteva a Varese ed alla Svizzera. 

L'illustre storico Cesare Oantù appena ne 
ebbe notizia, tosto ne avvisava il B. Ispettore 
degli Scavi e Monumenti d'antichità, Signor 
Pompeo Castelfranco, il quale, esaminato il 
funereo mobiglio, vi riconobbe un interessante 
monumento storico e lo illustrò in un suo pre- 
gevole opuscolo (1). 

Il P. Bernardo Galli Barnabita, esimio cul- 
tore delle antichità patrie, la illustrava egli 



(1) Castelfranco. — Liguri- Galli e Galli -Romani. — 
Parma 1886. 



— 30 — 

pure descrivendo largamente quel vetusto fu- 
nereo deposito. Egli opina che abbia apparte- 
nuto ad una di quelle colonie che i Romani, 
soggiogata la Lombardia (223 av. 0.), usavano 
stabilire lungo le vie maestre sia per tenere 
in soggezione i popoli vinti colle armi, sia per 
difendere il paese da nemiche invasioni. — 
Jacini Stefano nota che i Romani copersero 
T Insubria di colonie civili e militari per vuo- 
tare la metropoli dalla feccia degli abitanti, 
per erigere baluardi a difesa dello Stato e per 
ammaestrare i vinti agli usi e alle leggi latine. 
Essendo gente composta di agricoltori e militari, 
facevan salire la patria in prosperità e forza e 
cosi diffondevano l'antica coltura e civiltà (1). 
Gli oggetti funebri disumati nella Necro- 
poli sono di terra, di vetro e di metallo. 

Oggetti di terra: 

1. Tre vasi di grandi dimensioni, di forma ol- 
iare, alti da 40 a 50 centimetri, che servi- 
vano per contenere le ossa e le ceneri avan- 
zate dalla combustione. 

2. Un ossuario alto 35 centimetri, colle pareti 

alquanto inclinate, con fondo piatto, bocca 
larga e labbro sporgente. 

3. Una catinella del diametro di 30 centimetri, 

(1) Jacini Stefano. — La Proprietà fondiaria eie, — 
Bergamo 1857. 



— 31 — 

di forma circolare, colle pareti verticali, 
adatta a raccogliere il sangue degli animali 
che si immolavano nei riti funebri per pla- 
care i Geni malefici o raccomandare agli 
Dei Mani la tutela delle urne. 

4. Cinque fiaschi di terra rossa, con collo breve 
e stretto, ansati da una sol parte. Sembra 
abbiano servito per portare i profumi per 
aspergere le pire e i resti dei cadaveri. 

5. Tre ciottolette di terra rossa, simili nella 

forma alle nostre, che si deponevano presso 
le tombe cogli alimenti per nutrire i morti. 

6. Due vasetti di forma ovoidale. 

7. Tre patere di color rosso, di forma circolare, 

servienti di solito alle libazioni nei sagri- 
fici degli animali domestici che si opera- 
vano sul luogo della combustione e della 
sepoltura delle ceneri. 

8. Tre lucernette sepolcrali che i pagani tene- 
vano accese presso le tombe dei morti. 

9. Un globettino di terra bianca che sembra 

abbia appartenuto ad una collana per or- 
namento muliebre. 

10. Una fusaiuola di terra cotta e due grandi em- 
brici per coprire gli ossuari sopra nominati. 

Oggetti di vetro: 

11. Sette ampolline per olii e profumi, dette 
anche vasi lacrimatori. 



— 32 — 

Oggetti di metallo: 

12. Un ago crinale a testa piriforme, rinvenuto 
in una tomba muliebre. 

13. Due eleganti fibulette di bronzo per orna- 
mento femminile. 

14. Tre lamine di coltello. 

15. Una forbice a foggia di quelle che si usano 
per tosare le pecore, forse appartenuta a 
qualche pastore di quei tempi, in cui l'a- 
gricoltura era tenuta a vile. 

16. Un chiodo incompleto e una cuspide di lancia. 

17. Cinque monete erose che inettevansi in 
bocca al defunto per pagare a Caronte il 
tragitto del fiume infernale. 

Per ultimo vi hanno ossa cremate, ceneri 
con carbone, terra nera e resti di corpi com- 
busti che dinotano come appresso alle tombe 
vi fosse la bustina o luogo di combustione. 

Il P. Galli dopo un'erudita descrizione dei 
vasi e cimelii disumati nella nostra Necro- 
poli (1), viene alle seguenti illazioni: 

1. Che tutti questi oggetti sepolcrali deb- 
bonsi credere appartenenti a gente pagana : 
poiché presso i Cristiani V uso di dare alle 
fiamme i cadaveri dei loro estinti non ebbe 
mai buona accoglienza. 

2. Che questa Necropoli era di gente li- 

(1) Galli B. — La Necropoli di Garbagnate. — Milano 1886. 



— oo — 

bera non plebea. — Le saline dei liberi citta- 
dini ridotte in cenere e chiuse entro vasi ed 
urne, venivano collocate in appositi colombari, 
oppure sepolte nel luogo stesso dell'inceneri- 
mento ; quelle della plebe né erano combuste 
né conservate, ma gittate in una fossa comune. 
Miserae plebi commune sepiilchrum. Hor. 

3, Ohe la Necropoli di Garbagnate puossi 
credere dei primi secoli dell' Impero romano- 

Il E. Ispettore Castelfranco però attri- 
buisce ai Galli quegli oggetti sepolcrali. Se 
queste tombe, dice, vennero scavate in tempi 
in cui i Romani già si erano stabiliti nell'In- 
subria, pure i riti funebri vi rimasero certa- 
mente quelli delle popolazioni preesistenti, 
epperciò il mobiglio delle tombe è ligure o 
gallico (1). 

Tutto quell'importante mobiglio sepolcrale 
essendo stato scoperto in un campo del Signor 
Gian Paolo Poggi, egli ne fece generoso dono 
al Museo d'Archeologia di Brera in Milano. 

NOTA. 

Nel Dicembre 1891, nelP escavazione del terreno detto 
la eretta di proprietà Marazza, alla profondità d ? un 
metro, si rinvenne una tomba formata di laterizi, con due 

(1) Castelfranco. — Opera citata. — In essa sono pure 
illustrate varie tombe scoperte nel 1873 a Castellazzo Arconate. 
attribuite al 300-400 av. Cristo. 

Giaxola. — Memorie dì Garbugliate. & 



— 34 — 

tìaschi di terra rossa con collo breve e stretto , una 
lamina di forbice di quelle che usavano i pastori per 
tosare le pecore, cinque vasetti di terra rossa di forma 
ovoidale, quattro patere di terra rossa di forma circo- 
lare, fra cui una del diametro di 80 cent, una lamina 
di coltello, due aghi crinali , carbone con terra nera e 
ossa combuste. 



Cose agricole. 

Il suolo di questo territorio nel secolo xv 
era coltivato solo per metà, il restante era co- 
perto di boschi per l'estensione di 1551 pertiche, 
e da improduttive lande o brughiere di 4554 
pertiche, che servivano a pascolo del bestiame, 
a caccio ed accampamenti militari, specialmente 
durante il dominio austriaco. Nelle brughiere 
dette l' arena vi si tennero per alcuni anni 
le corse dei cavalli dalla Società Ippica Lom- 
barda, che cessarono verso il 1866. Il terreno a 
coltivo misurava soltanto 6447 pertiche, com- 
prese 1691 a vigna (1). 

Alte e fitte siepi di castano e rovere inter- 
secavano le campagne, ove crescevano nume- 
fi) Dall'Archivio civico di Milano. Nel 1727 una lunga in- 
festazione fece morire le viti, e rimesse non si conservavano. 
(Arch. pleb.) 



— 35 — 

rose piante di castano e noce che davano un 
prodotto non indifferente sia in legname da 
costruzione, che in frutti. Ideile vecchie carte 
si trova che dai coloni dei Certosini si paga- 
vano a titolo di fitto 9 moggia di castagne (1). 

i^ei secoli passati queste campagne erano 
seminate a segale, orzo, panico e miglio ; il fru- 
mento non aveva che una coltivazione assai 
limitata, e del grano turco, importato dall'Ame- 
rica dagli Spagnoli, non si fa cenno, nota il Eor- 
mentini , neppure nei primi decennii del se- 
colo XVI. 

Molte e disgraziate vicende dovè subire l'a- 
gricoltura in antico, per cui i miserabili con- 
tadini, tormentati dalle frequenti carestie eran 
costretti ad abbandonare il paese, o a rosicchiare 
delle erbe come gli animali, che in breve li 
traevano a morte. 

Queste campagne nel secolo xv erano in- 
festate da torme di cervi e porci selvatici, che 
nessuno ardiva uccidere, dovendo servire alle 
caccie sfrenate dei Signori. I gravi danni che 
recavano ai seminati commossero l'animo del 
Duca Lodovico Sforza, il quale, con decreto 
14 Giugno 1495 , faceva publica erida che sia 
ìeeito a qualuncha persona ammazzare dicti 
porci et cervi senza alcuna pena , non obstante 
qualcuna proMbitione in contrario. 

(1) Da documenti del R. archivio di Stato di Milano. 



— 36 — 

^el 1580 torme assai numerose di lupi scor- 
razzavano per le campagne milanesi, laonde il 
Governo dovè invitare i cacciatori del Ducato 
perchè li uccidessero. Il cronista Gianmareo Bu- 
rigozzo così descrive quell'invasione : In questo 
anno fu tanta quantità de* lovi /per lo paexe che 
era una cosa granila, et fazevano tanto male in 
amazzare persone, zocpntini e donne, che quaxi si 
temeva a andar in volta se non erano tre o quattro 
persone insema, tanto era il terrore di questi lovi. 

La causa di quest'invasione, clie durò tanto 
tempo , si attribuisce da questo autore alla 
grande diminuzione di abitanti nei paesi, fug- 
giti altrove per la miseria, a cui erano stati 
ridotti dagli scarsi raccolti. 

Agli agricoltori, avviliti da tante sventure, 
il Governo spagnuolo imponeva tasse sì esorbi- 
tanti, che molti furono costretti ad abbandonare 
il loro paese, perchè se non pagavano, scrive il 
Burigozzo , erano o assassinati o derubati dai 
soldati spagnoli, che erano stanziati anche qui 
nel 1636 e susseguenti anni. ]STelle frequenti 
guerre del secolo passato i nostri contadini do- 
vevano prestarsi al trasporto dei bagagli mili- 
tari, e nel 1750 con dodici buoi dovettero re- 
carsi sino a Bassignana presso Alessandria. 

Quando la Provvidenza volle, queste tristi 
vicende cessarono, e con esse le inique vessa- 
zioni, che per tanto tempo avvilirono e oppres- 



— 37 — 

sero i poveri contadini sì benemeriti dell'umana 
società. Ammaestrati dalle sventure e dalle 
conseguenti miserie, essi divennero più laboriosi 
e assidui, e per soddisfare ai nuovi e crescenti 
bisogni della vita, dovettero con perseverante 
e progressiva attività ripiegarsi sulla gleba e 
tormentarla in ogni modo possibile. Da qui i 
notevoli progressi nella coltura dei campi, che 
datano, specialmente per questo Comune, dalla 
seconda metà di questo secolo. 

Il dissodamento delle vaste ed infeconde 
brughiere convertite in gran parte in fertili 
coltivi, gli estesi filari di gelsi (1) che coprono 
il territorio, i numerosi cavalli (270) sostituiti 
ai pochi buoi de' tempi passati, le copiose rac- 
colte di grani , quando la siccità propria del 
suolo lombardo o le grandini non rovinino i 
seminati , sono prove dell' operosità di questi 
contadini e del conseguente benessere, che col 
loro assiduo lavoro hanno recato sia a benefìcio 
di se, che ai rispettivi proprie tarii. 

E però da notare, scrive Gr. Rosa , che se 
venissero a rallentarsi nelle popolazioni agri- 
cole le abitudini di perseveranza, di economia 
€ di attività, la natura selvaggia ripiglierebbe 
la sua energia (2). 

(1) Nel catasto di questo Comune del 1732 si trovano nu- 
merizzate soltanto 1026 piante di gelso. 

(2) G. Eosa, opera citata. 



»J< 



NOTA. 

Dal 1830 le brughiere per iniziativa di Gaetano U- 
boldi furono seminate a pini (pinus silvestrisjj mentre 
prima non producevano che erica o brugo. Ora molti 
pineti vengono atterrati, per ridurre il terreno a coltivo* 



Saussure, fisico ginevrino, scrive che i terreni del- 
l'alta Lombardia sono coltivati da oltre tremila anni, 
essendo questo uno dei paesi più anticamente ridotti a 
coltura in Europa. 



Lo storico Sire Eaul scrive che nel 1161, mentre l'Im- 
peratore Federico Barbarossa assediava Milano, in dieci 
giorni fece tagliare biade , piante e vigneti, e desolò 
tutto quanto il contado milanese per quindici miglia 
all' ingiro di Milano. 



X. 

Possidenti - Estimo e misura dei terreni 
Guardie campestri. 

I terreni di questo territorio nell'estimo del 
1732 erano posseduti da 34 Ditte censuarie, fra 
cui vi figurano sette Ordini religiosi che vi 
tenevano circa 4000 pertiche di terreno, parte 
a coltivo e parte a brughiera e a bosco. Di 
questi diamo alcune notizie tolte dai documenti 
del E. Archivio di Stato in Milano. 



— 39 — 

I Certosini del Monastero di Garegnano 
possedevano pertiche 1754 di terreno, in gran 
parte stato loro donato da Danesio Visconti, 
proprietario di Garbagnate. Avevan pure una 
Casa per Ospizio con privato Oratorio nella 
casa civile , ora di ragione del sig. G. Paolo 
Poggi. 

L'Arcivescovo Giovanni Visconti , Signore 
generale di Milano, nell'erigere il detto Mona- 
stero nel 1349, aveva disposto che i Governatori 
di Milano dovessero tenere esenti da ogni im- 
posta e tassa i loro beni di Garegnano. In forza 
di questa disposizione , i Certosini credevano 
che anche i loro beni di Garbagnate dovessero 
andar esenti da ogni peso. Da un antico do- 
cumento rilevasi che il Comune pretendeva 
che i Certosini concorressero a pagare il bar- 
gello, a mantenere le strade, alla spesa delle 
campane e alla frascata del Castello (festa che 
si celebrava nella Chiesa del Castello, a cui 
dovean concorrere con palme gli abitanti delle 
campagne), ma invano (1). Ne nacque quindi 
una grave controversia , che dopo molti anni 
fu poi accomodata, coll'assoggettarsi dei Certo- 
sini alle giuste pretese del Comune. 

Soppressi dall' imperatore Giuseppe II nel 
1782, i loro beni furono venduti all'asta e ac- 

(1) R. Archivio di Stato di Milano. 



— 40 — 

quistati dal Conte Kcvenhiiller Consultore del 
Regio Governo, ed ora sono in massima parte 
posseduti dal Sig. G. P. Poggi. 

Il Monastero di S. Maria Assunta detto della 
Vittoria di Milano possedeva 378 pertiche di 
terreno con case coloniche. I terreni e i coloni 
erano esenti da ogni carico e tassa per privi- 
legio concesso con editto 27 ottobre 1450 dalla 
Duchessa Bianca Maria. 

Per le leggi eversive della Repubblica Ci- 
salpina quei beni furono messi all' asta e ac- 
quistati da Antonio Caccianiga per lire 17,575. 

I Gesuiti di 8. Girolamo di Milano tenevano 
un piccolo possesso di 249 pertiche di terreno 
con casa civile. Il P. Alciati cedeva questi beni 
al Marchese Giovanni Corrado, Presidente del 
Senato di Milano , e a suo fratello Giuseppe, 
Proposto dell' I. K. Capella della Scala, per lire 
36,000, come rilevasi dall'Atto 11 Eebbraio 1750 
rogato dal Notaio Cantone. 

II Monastero di 8. Agostino di Cernobbio 
presso Como possedeva pertiche 884 di terreno 
con case coloniche , e vi teneva per fìttabile 
Antonio Dones. 

Altri piccoli possessi vi avevano le Monache 
Agostiniane di Porta Nuova, di S. Maria de' 
Servi di Milano e il Monastero di S. Giustina 
di Canobbio sul Lago Maggiore. A questo Mo- 
nastero erano addette le Monache converse 



— 41 — 

Dones Uosa e Cristina, figlie di Giov. Battista 
di Garbagnate. Quest'ultima, nel suo testamento 
30 Giugno 1820, istituiva un Anniversario da 
requiem per la sua anima e donava lire 100 alla 
Chiesa e lire 50 ai poveri della sua patria. 
Morì a Varese il 5 luglio 1820. 

Anticamente vi possedevano pure i Dome- 
nicani e i Canonici di S. Ambrogio di Milano. 
In una pergamena del 1039 dell'Archivio pie- 
bano, è detto che il prete Bezo, vivente secondo 
la legge romana, donava alla Basilica del beato 
Confessore 8. Martino di Bollate pertiche 4, 6 di 
terra, che possedeva in Garbagnate confinante 
coi Domenicani e con 8. Ambrogio. 

I terreni di Garbagnate misurano ettari 868 
colla rendita imponibile di lire 33,449, ed i 
fabbricati lire 4614. L' aliquota delle imposte 
erariali, provinciali e comunali pei terreni nel 
1890 fu di cent. 64,9407 e pei fabbricati cent. 
39,9406. 

Questi terreni sono ora posseduti da 94 Ditte 
censuarie , e le principali sono : Giov. Paolo 
Poggi, Carlo Marietti, Uboldi Giuseppe , A- 
malia Uboldi Pisinger, Klboldi Mons. Agostino 
Vescovo di Pavia , Casa Marazza , Erappolli- 
Dell'Oro, Chiodi Cesare, Talli Alessandro, Pe- 
litti Cav. Giuseppe etc. 

Xei terreni del sig. Ing. Chiodi e del sig. 
Ing. Giuseppe Uboldi nell'anno 1887 si fecero 



— 42 — 

da una Società dei saggi per estrarre l'acqua, 
potabile per la Città di Milano mediante tubi 
di ferro spinti alla profondità di metri 40. La 
Commissione Municipale di Milano incaricata 
per P esame del progetto, lo respinse, perche, 
secondo la sua relazione, facean difetto gli e- 
lementi per valutare l'afflusso , la direzione e 
l'estensione dello strato acquifero, e l'afferma- 
zione dell' esistenza del quantitativo d' acqua 
dichiarato non risultava esser frutto d' una 
deduzione fondata su principii scientifici e 
svolta razionalmente secondo le dottrine ed i 
criterii dell'idraulica. 

Vedi Relazione della Commissione Munici- 
pale. Milano 1888. 

Nell'anno 1869 si istituirono due guardie 
forestali, sia per la tutela delle campagne con- 
tro i furti campestri, sia per la conservazione 
dei boschi, allora danneggiati dal pascolo abu- 
sivo del bestiame nelle brughiere. 

Nel reclamo presentato a questa Deputazione 
comunale da otto possidenti, da due fìttabili , 
e da sedici massari è detto: « La brughiera detta 
» Groana in questo comune, la quale è tutta 
» di proprietà privata, si trova sempre piena 
» di bestiame pascolante non appartenente ai 
» proprietari , ne agli affittuari rispettivi del 
» fondo su cui pascolano, come se quella parte 
» di territorio fosse fondo di proprietà conni- 



— 43 — 

» naie, concesso regolarmente ad uso di pascolo 
» pubblico. Così la nominata brughiera non dà 
» alcun ricavo, neppure il brugo che al primo 
» svolgersi è tosto rapito dal morso del be- 
» stiame , in quelle parti poi delle medesime 
» che sono state ridotte , o van riducendosi a 
» coltivo e boschivo, sono di continuo devastate, 
» e le ripe dei confini, le siepi, i seminati, le 
» piantagioni che vi si allevano. All'oggetto di 
» far cessare questo abuso i sottoscritti fanno 
» istanza che sotto la superiore approvazione 
» venga pubblicato nel Comune un avviso, col 
» quale sieno ricordate alla popolazione le di- 
» sposizioni vigenti in favore di chi sorprende 
» sul suo fondo il bestiame altrui, con diffida- 
» zione che chiunque manderà o lascierà an- 
» dare bestie bovine e cavalline e pecorine a 
» pascolare, sia in Groana che altrove, si tro- 
» vera esposto alla oppignorazione delle bestie 
» e alle conseguenze di legge (1). » 

Non pochi danni dovean recare le pecore 
che anticamente discendevano dai monti a pa- 
scolare in queste campagne durante l'inverno. 
Nel 1803 si proibì a tutti i pastori esteri il 
pascolo abusivo in questo Comune per reclami 
fatti dai contadini. 

(1) Archivio Comunale di Garbagnate. 



— 44 — 

XI. 

Istituzione della Parrocchia. 

Prima che la luce evangelica penetrasse in 
queste contrade, si adoravano Dei greci e romani, 
ai quali nei villaggi e nelle città erano dedicati 
tempii ufficiati da Flamini, Auguri e Salii. 

Giove, Minerva, Marte, Venere ed Iside 
erano i nomi delle principali gentilesche divi- 
nità che gli antichi veneravano , e tanto era 
in essi radicata l'idolatria, che nel secolo iv i 
cultori di questa stolida religione si chiama- 
vano pdf/ani, perchè vivevano specialmente nei 
paesi di campagna detti pagi (1). 

Quantunque la storia nulla ci dica sull'e- 
poca precisa dell' evangelizzazione di questi 
paesi, è però a credersi sieno stati fra i primi 
a convertirsi, pel fatto che si trovavano vicini 
ad un centro della fede, a Milano, ove santi 
Vescovi, fin da' primi secoli del Cristianesimo, 
erano impegnati a demolire l'idolatria (2). Nello 
Zodiaco della Chiesa Milanese di P. Puccinelli 
è detto che S. Mirocle Vescovo di Milano (f325) 
liberò totalmente la Provincia di Milano dal- 
l'idolatria. 

(1) Biraglii — Datiana Historia. 

(2) Nell'Aprile del 1891, quando si fecero le eseavazioni per 
la casa coadiutorale, si rinvennero dei laterizi sepolcrali attri- 
buiti dagli intelligenti al secolo VI dell'epoca cristiana. 



— 45 — 

Le prime Chiese nel contado venivano erette 
nei 'pagi (pievi). A queste Chiese, che si chia- 
mavano rurali o battesimali, il Re Lotario col 
consenso dei Vescovi d'Italia nell'824 fissava i 
termini della rispettiva loro giurisdizione, e sta- 
biliva i paesi da cui le Pievi dovean ricevere 
le decime. 

I G-arbagnatesi e le popolazioni sparse nei 
paesi o vici della Pieve, dovean concorrere a 
Bollate, sia per le sacre funzioni del culto cri- 
stiano come pel battesimo, il quale nei primi se- 
coli si amministrava soltanto a Pasqua e a 
Pentecoste (1). 

Quando poi i Cristiani aumentarono, anche 
a Garbagnate si aperse una cappella, che gli 
antichi padri vollero consecrare al Santo Ve- 
scovo Eusebio di Vercelli, e alla festa veniva 
a celebrarvi la S. Messa un cappellano o ca- 
nonico dell' antichissima Pieve di Bollate. 

In seguito, scrive lo storico Giulini, si è 
giudicato più conveniente che in ogni terra si 
tenesse anche il battesimo, perciò il Plebano 
mandava al Sabbato Santo in ciascuna terra 
a lui soggetta l'Olio Santo e l'acqua benedetta. 

(1) Nella Storta dei Sacramenti del P. Benedettino Char- 
don si legge: « Verso la fine dell' undecimo secolo e nel dodi- 
cesimo si stabilì insensibilmente l'uso di battezzare i fanciulli 
subito nati per tema, come dice Ruberto, di non esporre una 
moltitudine infinita di figliuoli nati da padri cristiani a pe- 
ricolo di morire senza questo Sacramento ». 



— 46 — 

Per questo fatto le chiese dei villaggi di- 
ventarono quasi-parrocchie, e venivano officiate 
da un cappellano nominato, per antica consue- 
tudine o privilegio , dal Proposto in concorso 
dei Canonici (1). 

Nel secolo xiv e xv, come notano gli storici, 
molti paesi costituironsi in parrocchia da sé, a 
motivo che i Prevosti , non sempre residenti , 
lasciavano piena libertà a questi cappellani, i 
quali col fare a lungo le veci di parroco si 
trovavano parroci o rettori delle Chiese da essi 
amministrate, presbyter beneficialis et JRector. 

In tal modo è credibile siasi costituita que- 
sta parrocchia , della quale negli antichi do- 
cumenti non trovasi alcuno atto relativo alla 
sua canonica erezione. 

Il Mazzucchelli nel suo /Stato della Chiesa 
Milanese sin dal 1446 annovera (xarbagnate 
fra le Chiese parrocchiali della pieve di Bol- 
late, che in quell'epoca erano dieci (Ecclesiae 
parochiales plebis Bollati xj (2). 

Il documento però che più avanti riferiamo 
fa rimontare V antichità di questa parrocchia 
ad epoca ancora più remota. 

Per l'assistenza religiosa, che nei primissimi 

(1) Questo privilegio fu tolto dall'Arcivescovo Nardini Ste- 
fano, con decreto 26 Sett. 1468. 

(2) Mazzucciiellt — Osservazioni sul rito etc. In queir e- 
poca a Bollate v'erano dodici Canonici, oltre il Prevosto. (Ibid.) 



— 47 — 

tempi i Canonici di Bollate prestavano a Grar- 
bagnatc , eravi 1' obbligo di pagare ad essi la 
decima sui prodotti campestri, e nel Medio-Evo 
anche su quello degli animali. Questo Comune 
quando ebbe il suo parroco, si credè in di- 
ritto di essere esonerato dalla decima, perchè, 
oltreché il Capitolo di Bollate non prestava 
più alcun servizio religioso, avea dovuto asse- 
gnare dei terreni al parroco, ed obbligarsi con 
speciale convenzione fatta davanti l'Autorità 
civile ed ecclesiastica a dargli, a titolo di pre- 
benda , ogni anno sino in perpetuo uno staio 
di segale ed uno di miglio per ogni focolare. 
Il rifiuto del popolo di pagare la decima (1) 
fu causa d'una grave questione coi Canonici, 
e nel processo che porta la data del 1570 è 
scritto : « che ben da anni cento prossimi pas- 
» sati continuamente in qua e sopra esso cento 
» anni , o da tanto tempo del principio del 
» quale, ovvero contraria memoria de homeni 
» non ci è , è fra le Chiese parrochiali della 
» Diocesi di Milano, la Chiesa parrochiale di 

(1) La decima gravitante sopra questi fondi fu in ogni 
epoca oggetto di gravi contestazioni. Nel 1211 Nasone Eam- 
berto fu condannato a pagare la decima su ogni prodotto cam- 
pestre e anche su quello degli animali. Altre cause vi furono 
nel 1519, 1563, 1595, 1699 specialmente coi Certosini e colla 
Casa Frappolli. Altra causa vi fu nel 1870 fra la Frabbriceria 
e la Casa Litta di Lainate, che fu condannata dal Tribunale 
di Eusto Arsizio a pagare la decima contestata. 



— 48 — 

» S. Eusebio e Pancrazio del luogo di Garba- 
» gnate, pieve di Bollate, avendo il fonte bat- 
» tesimale , le campane e da certo tempo in 
» poi due campane , campanile , cemetero be- 
> nedetto , e molte persone cioè maschi e fe- 
» mine e lunga e larga parrochia distinta e 
» separata dalle altre circonvicine e circon- 
» danti parrochie etc. » 

NOTE. 

Questa parrocchia aveva sotto la sua spirituale giu- 
risdizione la parte settentrionale della Cascina Sessa, 
mentre la meridionale era sotto Arese. Nel 1854, dietro 
rinuncia volontaria dei due Parroci, fu unita alla Par- 
rocchia di S. Guglielmo di Castellazzo. 

Nei 1871 alcune famiglie di V alerà, sotto la giuris- 
dizione di questa Parrocchia, furono stralciate e unite 
a quella di Arese. 



La Mensa arcivescovile di Milano percepiva su que- 
sta decima 3 moggia di frumento ed un gerlo di navoni, 
che fu poi affrancata da Uboldi Gaetano proprietario 
di essa. — li Capitolo di Bollate pagava ogni anno a 
questa Chiesa parrocchiale lire per Poliva. 



— 49 — 

XII. 

La Chiesa parrocchiale di S. Eusebio ed annessi. 

La prima Chiesa, di cui si conserva ancora 
il tipo negli Atti di visita pastorale, era di 
forma rettangolare, con due altari, senza coro 
né sagristia ed eretta presso l'attuale. 

Grottofredo da Busserò nella sua opera : 
Notitiae Sanctorum Mediolani, scritta nel se- 
colo xn, ne fa menzione con queste parole : 
in plebe Bollate loco Garbagniate ecclesia 8. 
JEnsebi (Vere). 

Nel secolo xv si costruì Fattuale di forma 
ottangolare (1), che fu poi ampliata di tre na- 
vate nel 1879 , colle offerte dei proprietari e 
colle gratuite prestazioni dei contadini. Il di- 
segno fu eseguito gratuitamente dall' Inge- 
gnere Francesco Coppa da Milano. Prima di 
dar mano all'opera, si chiese la benedizione 
del Sommo Pontefice Pio IX, perchè gli operai 
addetti alla costruzione non incontrassero di- 
sgrazie, come difatti avvenne. I Capimastri 
furono Carlo Bimoldi della Zancona e Carlo 
Allievi da Garbagnate. 

I Santi Patroni erano in antico S. Eusebio 
Vescovo di Vercelli, e S. Pancrazio Martire. Nel 

(1) Nel 1794 rovinò improvvisamente il tetto della Chiesa^ 
(Arch. Com.) 

Giaxola. — Memorie di Garbugliate. ■ 4t 



— 50 — 

secolo \vi quest'ultimo fu sostituito dai Santi 
Maccabei. La Chiesa , come consta da carte 
antiche, era consacrata, e aveva quattro aitavi. 

La festa patronale, che ancora si celebra 
nella prima domenica d'Agosto, si chiamava 
Festa delle Reliquie, perchè nella processione, 
che per ordine dell'Arcivescovo Card. Alfonso 
Litta dovea farsi sempre alla mattina, si por- 
tavano le Reliquie dei Santi Teoteno, Costanza, 
Cesario, Valentino, Vincenzo, Atenogene, Vit- 
tore, Benedetto, Lucido, Amato, Secondo, Ge- 
tulio ed Eleuterio che si conservavano in sei 
grandi Reliquiarii di legno dorato. Il mede- 
simo Arcivescovo vietò, in occasione di detta 
festa, l'abuso dello strepito (Tarmi e le rappre- 
sentazioni di personaggi viventi. 

Si solennizzavano pure con intervento di 
Clero e con sinfonia la festa del Rosario e 
del Corpus Domini. A spese poi della Comunità 
si festeggiavano S. Antonio, i Re Magi, S. M. 
Elisabetta, S. Carlo e S. Martino. 

Ora le Peste solenni , oltre le prescritte 
dalla Chiesa Cattolica, sono la Eesta Patro- 
nale, l'Ufficio generale pei Defunti e le Sante 
Quarant'Ore istituite nel 1890 dalla signora A- 
malia Uboldi, vedova di Adolfo Pisinger. 

Da documenti antichi rilevasi che a favore 
della Chiesa si offriva filo, pane, burro, uova, 
nei dì festivi si facevano grandi trasporti di 



— 51 — 

legna , mattoni , tegole e di altri materiali a 
Milano o nei paesi limitrofi ed ogni cascina a- 
vea una cassetta per raccogliere elemosine. Dai 
Confratelli poi del Santissimo, che nelle fun- 
zioni portavano il baldacchino, si contribuiva 
ogni anno dalle 50 alle 60 lire. Cessati questi 
cespiti di rendita, la Chiesa ora si mantiene 
specialmente con offerte di grano e bozzoli (1). 

Nel 1702 venne istituita la Scuola del S. 
Rosario con decreto del P. Antonio Cloke, 
ministro generale dei Domenicani, e l'Atto di 
fondazione che ancor si conserva, fu recato da 
Erate Ardengo da Como. 

Nei passati secoli erano assai frequenti le 
processioni di più miglia, cantando antifone e 
salmi. Negli anni 1768, 1772 e 1774 si fecero 
processioni al Santuario della B. V. di Elio 
per implorare la pioggia e nel 1785 se ne fece 
una per la medesima causa alla Chiesa della 
B. V. di Lainate, la qual ultima tuttavia ogni 
anno si ripete, quand' anche la stagione corra 
piovosa. 

Nel 1400 questa Chiesa non aveva che una 
sola campana collocata su di una piccola torre. 

(1) Francesco Melone di S. Maria Eossa, con testamento 
4 Luglio 1719 donava alla Scuola del Corpus Domìni 10 per- 
tiche di terreno, che venne poi venduto all'asta nel 1876 dal 
Governo italiano con altre 13 pertiche di terreno di proprietà 
della Chiesa parrocchiale. 



— 52 — 

Nella visita pastorale del 4 Dicembre 1634, 
eseguita dal Vicario Foraneo d'ordine dell'Ar- 
civescovo Card. Cesare Monti, si ordinò la 
costruzione d'un nuovo campanile colle se- 
guenti prescrizioni: « Stando la grossa terra 
» et molte cassine sotto la cura di (xarbagnate, 
» si facci uno campanile novo in luogo comodo, 
» acciò si possi alzare secondo si conviene ad 
» honor di Dio et di detta terra et per mag- 
» gior benefìtio delle cassine lontane, non po- 
» tendosi alzare il presente per pericolo di 
» rottura da farsi nella cappella maggiore 
» ove s' appoggia , nella qual fabrica si do- 
» vrà avvertire di farlo largo e capaze di tre 
» campane per potervi porre anco uno horologio 
» per benefìtio del popolo ». Esso fu rialzato 
nel 1863, e porta 5 campane del peso di quin- 
tali quarantasei , fuse a Varese dalla Ditta 
Bizzozzero nel 1807. Nel relativo contratto 
si era stabilito di pagare la spesa (lire 3349 
con altre 5 campane rotte ) a misura delle 
offerte che la Fabbriceria avrebbe ricevuto dai 
parrocchiani. Ma correndo assai scarse le annate, 
il fonditore, stanco di proroghe , mosse causa 
alla Fabbriceria avanti il tribunale. Il Consiglio 
Comunale sebbene estraneo al contratto, deli- 
berò di accordare alla Fabbriceria un sussidio 
per ultimare questa causa che durò undici anni. 
Il Campo Santo anticamente era posto di 



— 53 — 

fianco alla Chiesa, ed era difeso da una siepe 
viva. In seguito invalse 1' uso di seppellire i 
niorti nelle tombe della Chiesa in considera- 
zione del loro carattere sacro, indi nell'attiguo 
Oratorio costrutto nel 1763 ed ora demolito per 
aprire il nuovo piazzale davanti la Chiesa. 

Questo uso però essendo stato riconosciuto 
esiziale alla pubblica sanità , e alla polizia e 
decoro del luogo santo sconveniente, tanto le 
leggi civili come le ecclesiastiche prescrissero 
la costruzione dei pubblici cimiteri. 

Per ottemperare a queste savie disposizioni, 
nel 1818 si fecero dapprima pratiche per eri- 
gere il nuovo Cimitero nel fondo Orlandi lun- 
go la via alla Torretta , ma riescite vane , si 
deliberò dal Consiglio Comunale di costruirlo a 
Nord dell'abitato (1). Fu ampliato nel 1881, e 
benedetto nella terza Domenica di ottobre col- 
l'assistenza di tutta la popolazione. Il Consiglio 
Comunale nel 1885 stabiliva uno speciale Rego- 
lamento per la collocazione delle croci e dei 
monumenti che adornano il Camposanto. 

(1) Dal Registro dei morti rilevasi che nel 6 Giugno 1859 
vi furono sepolti due soldati della Divisione Fanti , che fu qui 
di passaggio dopo la battaglia di Magenta. Causa della lor 
morte furono le fucilate corse fra gli stessi militi verso sera 
per un falso allarme , per cui vi furono anche diversi feriti 
che furono trasportati subito all'ospedale di Milano. 



— 54 — 

XIII, 

Notizie degli Oratorii. 

^el distretto parrocchiale v'erano in antico 
diversi Oratorii , alcuni dei quali ora sono 
scomparsi, e di questi diamo in prima le no- 
tizie che si conservano negli Atti di Yisita 
fatte dai nostri Arcivescovi. 

S. VITTOKE MARTIBE 

A SlOLO. 

Questo Oratorio, secondo gli atti di Visita, 
largo braccia 6, lungo braccia 8, e alto brac- 
cia 10, .era ornato con varie pitture (1). Prima 
del secolo xv vi si celebrava Messa, e vi si 
seppellivano i morti, e la tradizione vuole che 
vi sieno stati sepolti quelli della peste. 

Fu visitato nel 1573 da S. Carlo Borromeo, 
il quale ordinò varii l'istauri, e di fornirlo di 
una campana per radunarvi gli abitanti a re- 
citare le orazioni vespertine. 

Xel secolo passato il Sacerdote Giuseppe 
Milone, possidente di S. Maria Kossa, e Macario 
De-Micheli, massaro di Siolo, ottennero dall'Au- 
torità ecclesiastica di atterrare alcune piante 
che circondavano l'oratorio, onde col ricavo di 

(1) Dagli Atti di Visita della Parrocchia. 



— •>«) — 

esso farvi delle riparazioni per potervi sicuri 
entrare alla sera alle usate prescritte divozioni 
di S. Carlo, come pure per ritirarvi®! nei tem- 
pi dei tuoni, secondo la loro sempre costumata 
divozione. Xegli Atti di visita si trova pure 
clie annesso all'oratorio v'era un bosco che si 
riservava per le riparazioni, ma spesse volte 
veniva dilapidato dai ladri. Siolo in quest'epoca 
contava SO abitanti. 

]STel 1779 col permesso dell'Ordinario l'ora- 
torio fu esecrato e demolito, e il materiale fu 
adoperato per ampliare la casa parrocchiale. 

Xel centro di Siolo venne ora eretta una 
di vota cappella benedetta nel 1886. 

S. CATTERINA VERGINE e MART. 

AD ImBIASD, 

Nella relazione della visita fattavi da 8. 
Carlo nel 1573 si legge: « Fu visitato l'Oratorio 
di 8. Oatterina nella Oassina Imbiano del sig. 
Barzi, la qual Chiesa è posta in sito assai alto, 
la porta guarda verso ponente, e l'unica cap- 
pella verso oriente. È di lunghezza braccia 13, 
di larghezza 7 e alta braccia 10, con tre fi- 
nestre ». 

I fratelli Barzi, proprietari della Cascina , 
vi avean fondato una cappellania con obbligo 
della Messa al venerdì e alla domenica, e ne 



— 56 — 

investivano il Sacerdote Lodovico Magnani di 
Garbagnate, Notaio Apostolico, come si rileva 
dall'istrornento rogato da Battista Gorgonzola 
il 25 Febbraio 1599, che si conserva nell'Ar- 
chivio Plebano. 

Nel 1734 fu ristaurato, e gli abitanti ogni 
sera e mattina vi si recavano a recitare le ora- 
zioni prescritte da S. Carlo. 

Al presente non rimane che la memoria 
sia del Benefìcio, che dell'Oratorio. È però nei 
voti di questi abitanti che si abbia ad erigerne 
un altro. Volere è potere. 

S. NAZAKO Vescovo. 

Questo Oratorio era posto a levante del 
paese, su quell'altura che si incontra fuori di 
esso a sinistra sulla via per Senago. 

S. Carlo avea ordinato di unirlo alla Scuola 
del Corpus Domini, coi boschi annessi. Trovato 
poi che i ladri avean asportate le ante del- 
l'uscio e le tegole, emanò un monitorio per 
scoprire e punire i colpevoli. 

S. ZENONE Vescovo di Verona 
e S. EUSEBIO V. M. 

Il primo era posto nel campo della Pre- 
benda parrocchiale, presso il cimitero. S. Carlo 
vietò che vi si celebrasse la Messa finché non 
fosse ristampato. 



— 57 — 



L' altro era nelle campagne verso la Vare- 
sina. Quando fu qui S. Carlo lo trovò quasi 
rovinato dal tempo e dall'incuria degli uomini. 

S. MAURO. 

Veniva eretto nel 1763 in parte a spese 
della Comunità dovendo aprirvi nuove tombe, 
e in parte della Scuola del SS. Sacramento, 
colla spesa di lire imperiali 5000. Era posto 
di fronte la Parrocchiale, e fu demolito, come 
già si disse, nel 1883 dopo 120 anni di esi- 
stenza (1). 



Oli Oratorii che ora sussistono sono i tre 
seguenti : 

S. LUIGI GOXZAGA. 

Eu costrutto nelF anno 1883 per speciale 
munificenza della signora Rosa Discacciati da 
Milano. 

Venne benedetto nel 1886 dal Prevosto 
Francesco Ticozzi, assistito da dodici Sacerdoti 
presenti in occasione della Festa Patronale. 

(1) I resti dei defunti trovati in quelle tombe furono pro- 
cessionalmente trasportati nel Cimitero, dopo d'avere celebrato 
un solenne ufficio da requiem. 



— 58 — 

LA PRESENTAZIONE DI MARIA V. 

Il proprietario Giovanni Olivera q. Conte 
Condisalvo apriva quest'Oratorio nel 1648, fon- 
dandovi un legato per Messe. Il Parroco Por- 
rino vi celebrava nel 5 maggio dello stesso 
anno la prima Messa. In antico vi si andava 
in processione più volte alFanno,vi si cantava 
Messa le prime domeniche del mese, nel giorno 
della Natività di M. V., della Presentazione, 
e di S. Teresa, nel qual giorno il Marchese 
Corrado faceva distribuire al popolo minestra 
e vino. Dopo il 1840, sia pel deperimento del- 
l'Oratorio, sia per la malevolenza del proprie- 
tario e patrono Gaetano Giussani ex-parroco 
di Montegrino, non fu più ufficiato (1). 

LA NATIVITÀ DI MARIA Y. 
a S. Maria Eossa. 

Questa Chiesa risale ad epoca assai remota. 
Gottofredo da Busserò ne fa menzione con que- 
ste parole: Garbagniate ecclesia S.Mariae rubae. 

Danesio Visconti di Garbagnate, con testa- 
mento 7 novembre 1327 rogato dal Notaio Ara- 
smino Recalcato (2), vi fondava un Beneficio 

(1) Archivio parrocchiale. 

(2) L'originale in pergamena si conserva nel R. Archivio 
di Stato di Milano, e una copia legalizzata procurata a spese 
dello scrivente si trova in questo Archivio parrocchiale. 



— 59 — 

per la Messa festiva e quotidiana, cui assegnava 
12 fiorini d'oro, compresa la manutenzione e 
riparazione della Chiesa. Ordinava pure che 
da carnevale sino a giugno d'ogni anno in per- 
petuo si distribuissero ogni settimana due stala 
di segale e miglio, ridotte in pane, a quei po- 
veri di S. Maria, che nella suddetta Chiesa a- 
vessero pregato per la sua anima e per quelle 
de' suoi parenti. Il pio testatore volle essere 
sepolto in quella Chiesa. 

In seguito a queste disposizioni furono as- 
segnate per dote di quel Benefìcio pertiche 190 
di terra con case coloniche , più una decima 
su quel di Cesate. 

L'Arcivescovo Aicardo nel 1336 concedeva 
il juspatronato al fondatore, che in seguito passò 
alla famiglia Castiglione, indi, dopo varie con- 
testazioni, nella famiglia Modini che lo redense 
nel 1870, depositando un capitale appena suf- 
ficiente per continuarvi la celebrazione della 
Messa festiva. 

La Cappella ad onore di S. Giovanni Bat- 
tista cornu Evangelii fu eretta da Andrea Ca- 
stiglioni di Stefano di (xarbagnate, il quale la- 
sciava pure un legato di due Messe settima- 
nali, e dieci uffici all'anno con dodici Messe , 
come si ha dal suo testamento 4 ottobre 1549 
rogato da Giovanni Beina , ISTotaio di Sa- 
ronno. Ora non rimane che la rendita annua 



— ()() — 

di lire 35 inscritta sul gran libro del Debito 
Pubblico. 

I nobili fratelli Visconti disposero, in epoca 
ignota, la perpetua celebrazione di due Messe 
per settimana all'altare di S. Bernardino (ora 
ìS. Grato). Divisi i terreni su cui era fondato il 
Legato fra certi Lodi e Vianova, indi venduti, 
dopo lunghe contestazioni, non rimase che la 
rendita di lire 45 inscritta sul gran libro del 
Debito Pubblico. 

Nel 1573 fu visitata da S. Carlo, il quale 
ordinò di costruire la sagristia di fianco al- 
l'altare della Natività, e di aprirvi un uscio ad 
uso esclusivo del cappellano, che vicino avea 
la sua casa di quattro locali con piccolo orto. 

Per l'incuria dei patroni nel secolo scorso 
la Chiesa era talmente deperita, che per otto 
anni continui non vi si potè celebrare Messa. 

Nel 1815 fu completamente ristampata, indi 
riparata in diverse epoche parte col reddito 
del Beneficio, quando era vacante, e parte a 
spese del Comune. 

In fine diamo copia del detto testamento. 



— 01 — 

XIV. 

La Festa di S. Grato a S. Maria Rossa. 

Per tenere lontane le frequenti e rovinose 
grandini che devastavano ogni anno queste 
campagne, il Sacerdote Melone Giuseppe, pos- 
sidente a S. Maria , introdusse la Eesta di S.. 
Grato Vescovo di Aosta (Augusta Praetoria) y 
ritenuto in quella Valle difensore potente con- 
tro le grandini. 

A tal uopo fece l'istaurare la cappella esi- 
stente in quell'Oratorio già dedicato a S. Ber- 
nardino, e il 24 Maggio 1726 ne fece la rituale 
consecrazione Monsignor Airoldi, delegato dal- 
l'Arcivescovo Erba-Odescalchi, coli' assistenza 
di trentasei Sacerdoti e di molta nobiltà. Eu 
portata processionalmente la sacra imagine del 
Santo coll'intervento delle vicine parrocchie. 

Durante 1' ottava i Parroclii vicini col ri- 
spettivo popolo vennero a cantarvi la S. Messa, 
e si benedivano delle candele per accenderle du- 
rante i temporali, come ancora si costuma nella 
Diocesi di Aosta e nella confinante Svizzera, 
ove S. Grato è tenuto in grande venerazione. 

Questa festa si celebra al presente nella iv 
domenica di maggio a spese della Casa Valli (1). 

(1) Da Documento dell'Archivio parr. 



— 62 — 

XV. 
Visite pastorali dal 1574 al 1768. 

Il Sacro Concilio di Trento nella Sessione 
xxiv, tenuta V 11 Novembre 1563, prescri- 
veva ai Vescovi di visitare tutte le parrocchie 
delle loro Diocesi, che in quei tempi si trova- 
vano nel massimo disordine morale e materiale. 

S. Carlo Borromeo Arcivescovo di Milano 
nel 23 Luglio 1573 entrava in questa Parroc- 
chiale a farvi la prescritta visita. La Chiesa in 
quell'epoca era ancora senza intonaco, non avea 
sacristia, mancava di sacri arredi. Quindi ordi- 
nava che fosse ultimata e provvista di quanto 
era necessario al decoro di essa. Comandava 
pure di mettere vetri o tela alle finestre, di 
collocare un Crocifisso al di sopra dell' altare 
maggiore, di aprire due finestre sulla facciata 
della Chiesa, e di otturare certi buchi che v'e- 
rano all'esterno ove faceanvi il nido i colombi. 
In questa solenne occasione istituiva la Scuola 
della Dottrina cristiana (1) e del Corpus Do- 

(1) Nella Cronologia delle Scuole della Dottrina cristiana 
di Giov. Battista Castiglione leggiamo: « Il favore di cui D. 
» Gabriello Della Cueva nostro Governatore fu liberale per 
» l'addietro a tutte le nostre Scuole, specialmente si trasfuse 
» nell'anno 1565 a quelle di Bollate e Novate luoghi amendue 
» presso a Milano. Alcuni scioperati le frastornavano con 



— 63 — 

mini , che poi veniva unita alla Scuola della 
li. Vergine fondata nel 1549. A questa antica 
Scuola vi erano ascritti nell'anno in cui venne 
S. Carlo a Garbagnate 200 uomini , e 300 e 
più donne e nelle processioni portavano abito 
bianco- ceruleo. 

Nel 1603 questa Chiesa parrocchiale veniva 
visitata dal Cardinale Arcivescovo Federico 
Borromeo, e dava varie ordinazioni per prov- 
viste di sacri arredi, 

Xel 1688 fu visitata dal Cardinale Federico 
Visconti. La Chiesa parrocchiale avea la volta 
di assi, ad eccezione del coro ; il Cardinale 
esortava quindi il popolo a fare generose ele- 
mosine per ultimare tutte le opere richieste dal 
decoro di essa. 

Nel 1741 Monsignor Giovanni Calco visi- 
tava questa Chiesa d'ordine del Cardinale Ar- 
civescovo Erba-Odescalchi. Comandava di fare 
il pavimento alla Sagristia e di mettere vetri 
o tela alle finestre di essa. In questi Atti si 
trova che l'altare di S. Antonio era di patro- 
nato del Marchese D. Giovanni Corrado , ul- 
timo Presidente del Senato di Milano. Negli 

» danze, con suoni e con altre sconvenevolezze che macchia- 
» vano il decoro d' un' opera si santa. Quindi Egli a mettere 
» argine a questi sconcerti deputò con tanto ardore il nostro 
» Podestà (Cristoforo Magno), che questi lo caratterizzò Tstitu- 
» tare della fede cristiana. » 



— u — 

Atti di questa visita si trova pure che le a- 
niuie ammesse alla S. Comunione erano N". 551 
e quelle non ancora ammesse erano 249 ; che 
gli ammessi alla Comunione si eran tutti co- 
municati a Pasqua, e quelli che raggiunge- 
vano il settennio si erano confessati tutti. 

Nell'anno 1747, il giorno 9 settembre ven- 
ne a fare la visita pastorale il Cardinale Ar- 
civescovo Pozzobonelli. Fu ricevuto dal po- 
polo , dal Clero, e dalla Nobiltà con segni di 
gioia e con festive acclamazioni (inter iubila- 
tiones et acclamationes festivas). Quel giorno 
era offuscato da fitta nebbia, e le strade assai 
fangose , quindi l'Arcivescovo smontò di car- 
rozza alla casa parrocchiale, indi accompagnato 
dal popolo e dal Clero si recò alla Chiesa, ove 
diede la Benedizione col Santissimo , e fece 
l'assoluzione pei morti. In seguitò visito il Ta- 
bernacolo, le Reliquie dei Santi, il battistero, 
i sacri arredi e ordinò di provvedere un qua- 
dro di S. Giovanni Battista pel battistero , e 
di mettere al Cimitero dei ripari di legno per 
tenerne lontane le bestie. Prescrisse pure di 
costrurre un portico davanti la Chiesa, che mai 
si fece. Da carte antiche rileviamo che in quel- 
l'epoca l'organo era posto ove è ora il Quadro 
del Crocifisso, e che la Chiesa si circuiva libe- 
ramente da tutte le parti. 

Il medesimo Arcivescovo nel 1763 spediva 



— 65 — 

a visitare questa Chiesa Monsignor Antonio 
Verri, Primicerio della Metropolitana, e pre- 
scrisse di dare la tinta alla Chiesa , e di am- 
pliare, se fosse possibile, la piazza. 

In queste solenni circostanze veniva impar- 
tita la Cresima, e quando le visite divennero 
più rare, i Parrocchiani erano obbligati a ri- 
ceverla nel Duomo di Milano, come avvenne 
negli anni 1785-1795-1797-1803-1820 e 1828. 



XVI. 

Serie dei Parroci di Garhgnate dal 1465 sino al presente. 

I Parroci dei quali si conserva memoria 
nei documenti degli Archivi sono i seguenti: 

1465 — Pabbricio Bossi. 

1490 — Bartolomeo Visconti da Grarba- 
gnate (1). 

(1) Dei Sacerdoti Dativi di Garbagnate, oltre il Parroco 
qui sopra nominato, abbiamo pure memoria del Sac. Lodovico 
Magnani che fu investito da' Barzi del Benefìcio di Santa Cat- 
terina V. e M. Nel 1888 poi veniva pure ordinato Sacerdote 
Leva Ambrogio di Imbiano, Coadiutore nella Diocesi, e nel 1891 
Dones Antonio, addetto all'Oratorio di S. Francesco di Sales 
in Torino. Nel 1891 veniva pure assunto al Diaconato Leva 
Luigi, che fra alcuni mesi , Leo adjuvante , salirà anch' egli 
all'altare. In questi ultimi anni poi si sono manifestate altre 
parecchie vocazioni allo stato ecclesiastico ; speriamo che 
Iddio vorrà aiutarle e suscitarne delle nuove ancora a gloria 
di questo paese ed a benedizione dell'umano consorzio. 

Giaxola. — Memorie di Garbagnate. 5 



— 66 — 

1521 — Antonio Dell'Acqua. 

1530 — Giovanni Angelo Carnago. 

1549 — Giovanni Andrea Pancerio. 

1576 — Bartolomeo Radice da Eigino Se- 
renza. Divenuto malaticcio si ritirò in patria 
con lire imperiali 150 di pensione. 

1609 — Giulio Cesare Besana da Barzago, 
già Parroco a Barbaiana. 

1628 — Paolo Porino da Milano. S. Carlo, 
Arcivescovo di Milano, lo nominava Vicario 
Foraneo della Pieve di Bollate. 

1663 — Gerolamo Griffanti da Arona. Fu 
nominato Parroco prima d' essere ordinato 
Sacerdote. Morì qui d' anni 30 il 16 Feb- 
braio 1676. 

1676 — Antonio Agostini da Guanzate ; de- 
cesse qui il 27 Agosto 1686, d'anni 72. 

1686 — Giuseppe Antonini da Morazzone, 
già Parroco a Quintosole. 

1720 — Carlo Giuseppe Giussani da Cesate. 
Dopo alcuni anni fu promosso alla Parrocchia 
nativa. 

1728 — Pietro Bianchi da Senago; decesse 
d'anni 83. 

1779 — Carlo Frascone da Biumo Infe- 
riore. Morì in patria il 10 Luglio 1838, ove 
erasi ritirato nel 1805 per infermità, colla pen- 
sione di lire 400. 

1805 — Gaspare Milone da Milano. Morì 



— 67 — 

il 30 Luglio 1809 a Milano , ove erasi ree ato 
per cura medica. 

1809 — Luigi Vasoni, già Parroco a Oanta- 
lupo. A sue spese fece venire la Sacra Missione 
tenuta dai Missionari Oblati di Eho Moro e 
Seveso. 

1814 — Vincenzo Agrati da Milano. Morì 
nella sua patria il 26 Novembre 1818 d'anni 28. 

1819 — Bartolomeo Oprandi da S. Pelle- 
grino presso Bergamo, già Parroco di Vedeseta, 
pieve di Primaluna nella "Valsassina. Decesse 
qui il 27 Settembre 1842. — Istituì un legato 
per due ufficii anniversarii, uno per se ed uno 
per sua sorella Angela, e dodici Messe annue. 

1843 — Antonio Pezzi da Porlezza decesso 
qui il 19 ottobre 1870, d'anni 64. 

1871 — Carlo Gianola da Premana, nella 
alta Valsassina, già Parroco di Rezzago, pieve 
di Asso. 

NOTA. 

Per la cura d ? anime di questa parrocchia dissemi- 
nata per un terzo in lontane cascine, i parroci fin dal 
1775 furono sempre assistiti da un Coadiutore. I nomi 
di questi benemeriti Cooperatori sono i seguenti: 1775, 
Antonio Villa. 1804, Pietro Costa. 1812, Matteo Ber- 
tagnini. 1815, Pietro Chiappini. 1820, Cristoforo Gam- 
barotta. 1824, Luigi Melli. 1835, Massimo Minoretti, poi 
parroco alla Cascina del Piede. 1853, Clemente Giussani 
da Milano. 1857, Giacomo Losa da Arluno, poi parroco 



— 68 — 

a Lissago ove morì nel 1890. 1858, Bay Cesare da Crema. 
1863, Francesco Clerici da Milano. 1865, Pietro Moz- 
zanica da Monticello di Bovagnate, ora parroco di Guan- 
zate. 1878, Carlo Belloni da Moncucco presso Casorate 
1°, nominato nel 1891 Parroco di Carcano — Francesco 
Gorla da Cormanno ordinato Sacerdote nel 1891. 



XVII. 

Beneficenza. 

Le Opere pie di beneficenza istituite a fa- 
vore degli abitanti del Comune sono le poche 
seguenti, ed è a deplorarsi come coloro che 
videro aumentate le loro rendite mercè le per- 
tinaci fatiche dei contadini , non siensi ricor- 
dati di portare loro qualche sollievo negli atti 
di loro ultima volontà. 

G. P. CAMBIAGO. 

Giovanni Paolo Carubiago, scultore in gioie 
alla Corte di Madrid, con testamento 10 agosto 
1623, rogato da Lopez Vezera, Notaio di Ma- 
drid , legava alla sua patria un capitale di 
lire 11,500 per due doti da distribuirsi a due 
zitelle che sieno native del luogo di Garbagnate, 
le più povere, oneste e ritirate che vi saranno, 



\ 



— 69 — 

preferendo le più nobili a quelle dei lavoratori, 
con che sieno povere (1). 

Fallito il Banco di S. Ambrogio ove era de- 
positato quel capitale (1658), l'interesse fu ri- 
dotto al due per cento , e il capitale al qua- 
ranta per cento. Per cui non rimase che la 
rendita di lire 110 inscritta sul gran libro del 
Debito Pubblico del Regno d' Italia. Nella 
Chiesa un'antica lapide in marmo ricorda la 
pia disposizione. 

C. P. MATTEO LUCINI. 

Il Marchese Don Matteo Lucini di Como, 
Tenente Maresciallo di S. M. l' Imperatore 
Carlo "VI, con testamento olografo in data di 
Napoli 25 marzo 1729 chiamava erede della 
sua sostanza l'Ospedale Maggiore di Como, 
coll'onere di distribuire ogni anno sino in per- 
petuo 20 doti a figlie legittime e naturali dei 
coloni che abitano le sue case e lavorano i 
suoi terreni situati nei Comuni di Bregnano, 
Olgiate Comasco e Garbagnate. 

(1) Nel suo testamento ordinò d'essere sepolto nella Chiesa 
di S. Luigi a Madrid, lasciò mille Messe da celebrarsi nei con- 
venti più bisognosi, dispose che il suo funerale fosse accom- 
pagnato dalle confraternite della Madonna della Solitudine , 
dei Sette Dolori e della Vera Croce, da 4 Conventi, e dalla 
Scuola di S. Eocco, cui era ascritto. Lasciò pure vari legati a 
certi Birago suoi parenti di Milano. 



— 70 — 

Dei terreni che possedeva in Garbagnate 
ne fu livellano nel 1700 Carlo de Stefani, indi 
la famiglia Uboldi che li affrancò nell' anno 

1865. 

C. P. FRASCONE. 

Con testamento olografo del 15 giugno 1838 
il Parroco locale D. Carlo Frascone da Biumo 
Inferiore istituiva un legato per sussidio alle 
puerpere povere, ed un legato di 25 Messe, che 
si esige dall' Amministrazione civile dei Fate- 
benefratelli di Milano, che netto da imposte 
somma complessivamente a lire sessantina. 

C. P. MAGGIONI. 

Anatalone Maggioni, proprietario di Garba- 
gnate, con testamento 14 agosto 1862 dispose 
due doti per nubende e dieci sussidi a puer- 
pere che abitano le sue case e lavorano i suoi 
terreni. Nel caso non vi fossero nnbende o so- 
pravanzasse qualche sussidio, ordinò che si di- 
stribuisse in sale alle stesse famiglie coloniche. 

La rendita di questa beneficenza di L. 315 
è inscritta su d'un Certificato del Debito Pub- 
blico. 

Fondò pure nn Anniversario da requiem, 
che si celebra il 14 novembre, giorno del suo 
decesso. 



71 



C. P. UBOLDI GAETANO. 

Con testamento del 23 febbraio 1861, Gae- 
tano Ilboldi di Garbagnate fondò le sacre Mis- 
sioni, disponendo per questa circostanza altri 
pii legati ed un Beneficio che venne soppresso 
in forza della Legge 1866. Donò inoltre a 
questa Chiesa Parrocchiale il diritto di decima 
su alcuni fondi situati nel territorio di Gar- 
bagnate, Oastellazzo, Oaronno e Lainate, pro- 
veniente dalla soppressa Collegiata di Bollate, 
acquistato da Giovanni Batt. Cerri di Merate 
e da questi rilevato all'asta che si tenne dal 
Governo italico nel 1807. A carico della de- 
cima si celebra il 24 aprile un Anniversario 
da requiem pel generoso benefattore. 

In forza della nuova Legge emanata nel 
1889 la decima venne ora affrancata. 

C. P. GRIFFANTI. 

Il Sac. Gio. B. Griffanti, Parroco di Cini- 
sello, con testamento 6 luglio 1697, rogato dal 
Notaio Giuseppe Maria De Jacobis, disponeva 
che si avessero a sussidiare con dote da lire 25 
le figlie nubende abitanti nella casa già pos- 
seduta in Garbagnate, ed ora di proprietà di 
quest'Opera pia. 

Per ragione di legato lasciava pure a questa 
Scuola del Santissimo Sacramento lire 670, le 



— 72 — 

quali erano state date a mutuo alla Comunità 
di Garbagnate da suo fratello Gerolamo, già 
Parroco locale, come da scrittura del 20 agosto 
1663 rogata dal notaio Visconti Francesco da 
Milano (1). 

L'esposta beneficenza non bastando ai mol- 
teplici bisogni degli abitanti, il Consiglio Co- 
munale stanzia ogni anno una somma per sus- 
sidi a cronici e per baliatici. 

Questo Comune come appartenente alFan- 
tico Ducato di Milano gode la beneficenza 
gratuita dell'Ospedale Maggiore di Milano per 
le malattie acute e non contagiose di medicina 
e chirurgia. 

(1) Archivio parrocchiale. 







APPENDICI 






appeist 



V 



PROSPETTO delle famiglie che in questo secolo 



FAMIGLIE 



Allievi . 
Arosio 

* Banfi . . 
Ballarmi 

* Basilico . 
Bianchi . 
B eretta . 
Borlandelli 
Borghi 
Borroni . 
Butti . . 
Brioschi . 
Broggi 

anziani 
Casati 

» 
Castelli . 

* Castelnovo 
Cogliati . 
Colombo . 

» 

» 
Comi . . 
Chiesa 
Dell'acqua 
Donati 
Ferrano . 

* Fumagalli 

» 
Fusetti . 
Galimberti 

* Galli . . 
Gianetti . 
G erosa 
Giudice . 




Cabiate 

Nova 

Origgio. 

Cantù. 

S. Dalmazio. 

D ugnano. 

Senago. 

Bienate. 

Caslino. 

Pinzano. 

S. M. Vergosa. 

Caronno. 

Senago. 

Lonate Pozzolo. 

Bobbiate. 

Macherio. 

Quarto Uglerio. 

Solaro. 

Lainate. 

Cantù. 

Origgio 

Oggionno. 

Missaglia. 

Senago. 

Uboldo. 

Mozzate. 

Pinzano. 

Masciago. 

Lentate. 

Caronno. 

Alzate. 

Bollate. 

Uboldo. 

Anzano. 

S. Dalmazio, 



"*'! 






DICE I 



entrarono nel Comune provenienti da altri Comuni. 




* Grassi 
Lattuada 
Lazzati . 
Legnarli . 

* Leva . . 

* Locati 

* Luraschi 
Luzzini . 

* Mantica . 
Minotti . 

* Monti 
Mussi 
Negretti . 
Piatti 
Pelizzoni 
Pedrotti . 
Porro 
Bampini 
Bampoldi 
Bavasi 
Beali . . 
Besnati . 

* Bomanò . 
Bossetti . 
Sala . . 
Sioli . . 
Signorelli 
Strada 
Terragni 
Triulzi 
Vaghi 
Vismara . 



* 



# 



Solaro. 

Cassina Ferrara. 

Bollate. 

Cassina Ferrara. 

Arese. 

Cassina Amata. 

Origgio. 

Pinzano. 

Limbiate. 

Cabiate. 

Senago. 

Gali arate. 

Bo visio. 

Cacivio. 

Senago. 

Cantalupo. 

Figino Serenza. 

Pogliano. 

S. Dalmazio. 

Merate. 

C. Ticino. 

Albiate. 

Fino. 

Palazzolo- 

Bollate. 

Senago. 

Cislago. 

Senago. 

Mariano. 

Cesano Maderno, 

Bovisio. 

Cremmago. 



Xota. — Delle famiglie segnate col segno * ne esistevano pure nei 
secoli passati. 



— 76 — 



APPENDICE II 



PROSPETTO delle spose che dal 1860 al 1801 entrarono in 
questo Comune dai seguenti paesi : 



Da Appiano 




. N"° 


3 


Da Lomazzo 


. N° 2 


» Arese 




» 


14 


» 


Lonate Pozzolo » 1 


» Barbajana 




» 


1 


» 


Milano . . 


. » 1 


» Bollate . 




» 


4 


» 


Misinto . . 


. » 2 


» Bo visio . 




» 


4 


» 


Meda . . . 


. » 1 


» Buscate . 




» 


1 


» 


Mozzate . . 


. » 2 


» Cantalupo 




» 


2 


» 


Nova . . 


. » 1 


» C arimate 




» 


1 


» 


Covate . . 


. > 1 


» Caronno . 




» 


36 


» 


Oggionno . 


. » 1 


» Casatico 




» 


1 


» 


Origgio . . 


. » 3 


» Cassina Amate 


t » 


2 


» 


Passirana . 


. » IO 


» » Ferrar 


a » 


1 


» 


Elio .... 


» 1 


» Oastellazzo Are 


). te » 


8 


» 


Saronno . . , 


, » 3 


» Ci slago . . . 


» 


2 


» 


Sartirana . , 


. » 1 


» Cesate . . 




» 


14 


» 


S. Vittore . . 


» 1 


» Colico . . 




» 


1 


» 


Senago . . , 


» 6 


» Gerenzano . 




» 


3 


» 


Solaro . . . 


» 3 


» Marnate . . 




» 


1 


» 


Suno Novarese 


» * 


» Lainate . . 




» 


3 


» 


Turate . . . 


» 


» Limido . . 




» 


1 


» 


Tradate . . . 


» 3 


» Lambiate 




» 


2 


» 


Uboldo . . . 


» 3 


» Lipomo . . 




» 


1 









— 77 — 



APPENDICE ITI 



PROSPETTO delle spose che dal 1860 al 1891 contrassero 
matrimonio con individui appartenenti ai seguenti Co- 



muni: 



Affori 3 

Arese IO 

Barbajaua 7 

Barlassina .... 2 

Bollate 9 

Bo visio 12 

Bresso 2 

Brugora (S. Pietro) . 1 

Brusuglio 1 

Carolino 14 

Castano 1 

Cassina Amata ... 5 

Cassina Ferrara . . 4 

Cassina del Piede . . 1 

Cassina Nova ... 5 

Castellazzo Arconate . 2 

Cesate 8 

Ceriano 1 

Cormanno 2 

Corpi S. di Milano . 5 

Desio 3 

Dugnanol 9 

Fino 1 

Garegnano .... 1 

Lainate 13 



Limbiate 3 

Lipomo 1 

Milano ...... G 

Missaglia 1 

Nerviano 5 

Nova 2 

Novate 6 

Origgio ..... 8 

Paderno 7 

Palazzolo Mil. . . . 32 

Passirana 14 

Pinzano 3 

Elio 12 

Saronno 5 

Senago 42 

Sesto S. Giovanni . . 1 

Seveso 1 

Somma Lombardo . 1 

Solaro 5 

Uboldo 5 

Vanzago 1 

Varedo 4 

Varese 1 

Villapizzone .... 5 



— 78 — 

APPENDICE IV 



DATI STATISTICI sul movimento della popolazione di dar- 
bagnale nel ventennio 1871-1801 



Famiglie emigrate 52 

» immigrate 20 

Famiglie nuove formatesi in seguito a divisioni 73 

Matrimoni celebrati 478 

Morti 1838 

Nati 2334 



•/©lèi 




P* 



— 79 — 

APPENDICE V, 



Testamento di Danesio Visconti di Garbagnate 

rogato il 7 Novembre 1327. 

Nel nome del Signore, Fanno dalla sua Natività 1327, 
indizione undecima, nel giorno di Sabbato sette Novem- 
bre. — La vita e la morte essendo nelle mani di Dio, 
ed essendo meglio vivere col timore della morte , che 
arrivare alla morte colla speranza di vivere, lasciando 
i suoi beni disordinati, perciò nel nome di Dio io Signor 
Danesio Visconti figlio del fu Signor Giovanni della 
Città di Milano di porta Eomana, che al presente abito 
nel luogo di Garbagnate sano di mente, di corpo e di 
buona memoria, temendo di morire ab intestato, affinchè 
dopo la mia morte non abbia ad insorgere qualche que- 
stione, e volendo provvedere alla salute della mia anima, 
ho procurato di fare questo mio testamento, od ordina- 
mento, o codicillo, o mia ultima volontà, e voglio che 
valga e sia tenuto col diritto di testamento, e di ordi- 
namento e di codicillo e di mia ultima volontà, e in qua- 
lunque modo e diritto possa valere ed essere tenuto. 
In prima dichiaro irrito ogni testamento, e ordinamento 
e codicillo e mia ultima volontà che si scoprisse da me 
fatto. Così pure voglio, stabilisco e comando che tutti 
e singoli beni che fossero da me malamente o indebita- 
mente usurpati, o che si trovassero pervenuti a me in- 
debitamente, di restituirli e renderli a chi spettano , 
sebbene non creda di avere qualche cosa di male acqui 
sto. Item voglio , stabilisco e comando che la Signora 
Andriola mia figlia , e moglie di Loterio Birago abbia 
e debba avere sopra i miei beni dopo il mio decesso , 
lire cento imperiali , inoltre se per caso avvenisse che 
la stessa Signora Andriola fosse abbandonata dallo stesso 
Signor Loterio suo marito : o che non voglia o possa 



— 80 — 

stare sui beni del Signor Loterio suo marito coi suoi 
figli, voglio e comando clie la stessa Signora 'Andriola 
abbia e debba avere de' miei beni dopo la mia morte 
ogni anno sei moggia di mistura di segale e di miglio, 
e un plaustro di vino , e lire sei di terzoli ogni anno 
per la pensione della sua casa d'abitazione, e comando 
di essere contenta delle predette cose. Item voglio, ordino 
e stabilisco che nel giorno della mia morte il mio corpo 
sia portato alla Chiesa di S. Maria Eossa situata nel 
territorio di Garbagnate, e ivi sia sepolto in un avello 
che voglio sia posto in detta Chiesa alla destra di quella 
Chiesa. Item voglio, stabilisco ed ordino che i miei di- 
scendenti sian tenuti e debbano coi miei beni dal giorno 
della mia morte sino in perpetuo mantenere a quella 
Chiesa un buono ed idoneo prete, e se non fosse idoneo 
a volontà della maggior parte di quelli che lo devono 
mantenere, di mutarlo, perchè quel prete che sarà ad- 
detto a quella Chiesa deve essere tenuto a celebrare 
ogni giorno la Messa, ed officiare diligentemente quella 
Chiesa per rimedio e mercede dell' anima mia e de' miei 
morti, e voglio e ordino che quel prete abbia e debba 
avere ogni anno de' miei beni per suo vivere, e spen- 
dere fiorini dodici di oro, di buono e giusto peso onde 
quel prete che sarà, sia teuuto e debba mantenere e ri- 
parare detta Chiesa coi suddetti fiorini dodici. Item vo- 
glio, stabilisco ed ordino che si debba da miei discen- 
denti dare ai poveri due staja di segale e miglio ridotto 
in pane ogni settimana da carnevale sino alle calende 
di Giugno d'ogni anno in perpetuo, la quale elemosina 
ordino si debba distribuire a quei poveri che verranno 
alla stessa Chiesa a pregare per me e per le anime de' 
miei morti, item voglio che tutte le orazioni che si di- 
ranno , e il bene che si farà valga per l'anima mia. 
Io Arasmino figlio del fu Pietro Eecalcati della Par- 
rocchia di S. Martino in Nosigia, notajo, rogai e sotto- 
scrissi, etc. 



— 81 — 



APPENDICE VI 



Notizie varie della Pieve di Bollate 



BOLLATE. 

Fra i Canonici dell'insigne Collegiata che vissero nel 
secolo XIII gli scrittori fanno onorevole menzione del 
beato Einaldo dei Concorezzi. Dopo alcuni anni di re- 
sidenza a Bollate, fu chiamato alla Corte di Boma, ove 
coprì importanti cariche. Nel 1296 fu eletto Vescovo di 
Vicenza, e dispensato dal Pontefice dell'obbligo di resi- 
denza, fu mandato Nunzio Apostolico in Francia. Tor- 
nato in Italia, nel 1303 fu eletto Arcivescovo di Eavenna. 
Morì in grande opinione di santità il 18 Agosto 1381. 

(Muratori, Script. Ber. It. Voi. 1.) 



Nella Storia di G. P. Cagnola si legge che « il Duca 
di Milano, Francesco Sforza, colle sue milizie circa le ca- 
lertele di Dicembre (1448) alogiò a Bollate e trovando i 
casali pieni di roba, scorrevano da per tutto ». 



Da una pergamena del secolo X rilevasi che a Boi 
late v'erano due castelli, uno detto de Flumine, e Paltro 
de Medio. (Archivio pleb.). 



Nelle Note corografiche, parte IX della Storia del 
C. Giulini si legge che nel Medio Evo era compreso 
nella Pieve (Bollate Plebs). Segnano (Senianuin) e 
Vialba {Villa alba Castrum). 

Senago era annesso alla Pieve di Bruzzano, Arese a 
Trenno, e Nevate a Desio. 



— 82 — 
SENAGO. 

Il Duca Barnabò Visconti nei tempi di caccia abitava 
in un luogo di sua proprietà vicino a Senago, come si 
ha da un diploma del 1447, in cui quel luogo diroccato 
vien donato ai fratelli Dugnani dal Duca Gio. Maria 
Galeazzo Visconti (1). 



Mentre a Milano nel 1G30 infieriva la pestilenza, l'Ar- 
civescovo, per sottrarre al pericolo due chierici suoi fa- 
migliari, li mandava nella sua villa di Senago che era 
ancora illeso dal male. Un giorno per diporto si erano 
recati sul vicino colle, ove sorge Casa Borromeo. Ivi al 
rezzo degli alberi recitarono l'ufficio, poi si diedero a 
ripassare le lezioni, lieti di adempire in quella quiete ai 
loro doveri religiosi e letterari. 

Alcuni ragazzi che si trovavano su quell'altura a pa- 
scolare il gregge, scorgendo quei due giovani in vesti 
nere, credettero, giusta l'opinione corrente, che fossero 
due untori spediti dalla casa del diavolo in Milano per 
spargere nelle campagne la peste. Due di essi corsero 
nel paese ad annunziare ciò che avevano veduto. Quei 
due chierici che tranquillamente stavano discorrendo 
di cose letterarie, si videro improvvisamente circondati 
da una folla di gente di Senago armata di archibugi per 
affrontare i ministri dei demoni schiamazzando essere 
venuto il momento di vendicarsi di questi mostri infer- 
nali. I due chierici si erano alzati, meravigliati di quella 
turba d'armati, e fu loro fortuna che un servo dell'Ar- 
civescovo accorso egli pure e veduto l'equivoco, li trasse 
in salvo sfuggendo per tal modo ad una morte certa (2). 

(1) Archivio della Congreg. di Car. di Milano. 

(2) Ripamonti — La peste di Milano del 1630. Da questo libro ri- 
levasi che Senago fu esente dalla peste, e che per preservarsi in- 
colume erasi ricinto di cancelli il villaggio, perchè nessuno vi po- 
tesse penetrare. 



— 83 — 

APPENDICE VII 



Altezze sopra il livello del mare rilevate nel 1888 dall'Isti- 
tuto geografico militare di Firenze. 

Garbagnate (stazione ferr.) .... metri 180 

| Cascina Bariana » 179 

•i-i l 

© \ Ca ? Storta » 177 

S I S. Maria Eossa » 175 

[ Siolo » 169 

Cesate » 192 

Solaro » 210 

Saronno » 212 

Origgio - » 193 

Bollate » 154 

Ospiate » 152 

Castellazzo Arconate » 164 

Arese » 160 

Yalera » 169 

Covate » 148 

Cascina Amata » 168 

Senago » 176 

Lainate » 176 

Passirana » 164 

Eho » 158 

Milano » 122 



INDICE 



-+o+- 



Al MIEI CARI PARROCCHIANI .... pag< 5 

I — Posizione e cenni geologici . . » 7 
II — Origine , ed etimologia di Garba- 

gnate, Feudatari e Sindaci . . » IO 

III — Un infausto soprannome ... » 13 

IV — Strade comunali e loro misura - fer- 

rovia - Canale Villoresi ... » 14 

V — Scuole elementari comunali . . » 18 

VI — Alcuni illustri Garbagnatesi . . » 21 

VII — Cenni demografici » 23 

Vili — La scoperta d'una Necropoli . . » 29 

IX — Cose agricole » 34 

X — Possidenti, estimo e misura dei ter- 
reni, e guardie campestri . . » 38 
XI — Istituzione della Parrocchia . . » 44 
XII — La Chiesa parr. di S. Eusebio ed 

annessi » 49 

XIII — Notizie degli Oratorii .... » 54 

XIV — La Festa di S. Grato .... >: 61 
XV — Visite pastorali dal 1573 al 1763 » 62 

XVI — Serie dei Parroci di Garbagnate » 65 

XVII — Beneficenza » 68 



— 86 — 



APPENDICI. 

I — Prospetto delle famiglie, en- 
trate nel Comune pag. 74-75 
II — » delle spose, entrate » 76 

III — » » » uscite 

dal paese ... » 77 

IV — Dati Statistici sul movimento 

della popolazione nel ven- 
tennio 1971-91 .... » 78 
V — Testamento di Danesi o Visconti » 79 
VI — Notizie varie della Pieve di 

Bollate » 81 

VII — Altezze sopra il livello del mare » 83 



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II ricavo totale è a favore di questa Chiesa 



I 



Pressboard 

Pamphlet 

Binder 

Gaylord Bros.Inc. 

Makeis 
Syracuse, N. Y. 

PAT. JAM 21, 1908 




DA UN,VERS,TY OF ILL.NOIS-URBANA 
945.21 G3481M C001 

Memorie della comunlte e parrocchia di | 






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